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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 04/07/2012  -  stampato il 03/12/2016


Assistente Capo della Polizia Penitenziaria si suicida con la pistola d'ordinanza

L’Assistente Capo della Polizia Penitenziaria, Gianfranco Mura, 37 anni, in servizio a Varese, si è suicidato sparandosi con la propria pistola d’ordinanza sul traghetto che da Genova lo stava portando verso Olbia.
 
L’uomo prestava servizio al Nucleo traduzioni e piantonamenti della casa circondariale di Busto Arsizio, in provincia di Varese.
 
Il suo corpo è stato rinvenuto a bordo del traghetto diretto a Olbia. L’uomo si stava recando in Sardegna, sua regione d’origine, per un periodo di ferie.
 
''La notizia di un nuovo suicidio tra gli appartenenti alla polizia penitenziaria ci sconvolge. L'ennesima tragedia tra i Baschi Azzurri dovrebbe fare seriamente riflettere tutti coloro che colpevolmente hanno trascurato e trascurano il disagio lavorativo dei poliziotti penitenziari. Non e' piu' possibile assistere inermi a queste morti assurde". Lo rileva il Sappe in una nota.
 
"Proprio il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria - rileva Donato Capece, segretario generale - accerto' che i suicidi di appartenenti alla polizia penitenziaria, benche' verosimilmente indotti dalle ragioni piu' varie e comunque strettamente personali, siano in taluni casi le manifestazioni piu' drammatiche e dolorose di un disagio derivante da un lavoro difficile e carico di tensioni. Ma non e' stato in grado di predisporre alcun intervento concreto risolutivo". Gianfranco Mura, 37 anni, era un assistente capo del corpo in servizio a Busto Arsizio e si e' suicidato durante il viaggio che da Genova lo stava portando nella sua Regione di origine, la Sardegna. Era originario di Samugheo (Oristano).
 
"In pochissimi mesi abbiamo avuto colleghi suicidi a Trapani, Formia, San Vito al Tagliamento, Battipaglia, Torino, Mamone Lode', Caltagirone e Viterbo. E dal 2000 ad oggi sono stati circa 100 i poliziotti penitenziari che si sono uccisi, un direttore di istituto (Armida Miserere, nel 2003 a Sulmona) e un dirigente regionale (Paolino Quattrone, nel 2010 a Cosenza). Come ci possono sottovalutare queste tragedie?", chiede Capece.
 
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