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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 11/07/2012  -  stampato il 06/12/2016


Ministro Severino: 1 su 3 detenuti potrebbe avvalersi di pene alternative

Il Ministro della Giustizia Paola Severino valuta che 1 detenuto su 3 potrebbe usufruire di misure alternative. Ma c’è bisogno di valutare bene i candidati e soprattutto la sicurezza dei cittadini, dichiara il Ministro. La situazione carceri italiane è ormai sott’occhio e si cerca di trovare delle soluzioni anche per il poco personale di Polizia penitenziaria che deve scontrarsi, ogni giorno, con un numero di detenuti che supera di gran lunga il numero massimo previsto da ogni singolo carcere italiano. (ndr)

Disegno di legge anticorruzione o quello sulle intercettazioni? La priorità per il ministro della Giustizia Paola Severino è un'altra: l'approvazione del disegno di legge governativo sulle misure alternative al carcere che, a una prima stima, potrebbero riguardare un terzo della popolazione carceraria (circa 20mila persone). "Volete che ve la dica io una priorità?", risponde il ministro dopo aver visitato le carceri liguri e milanesi con le loro poche luci e le molte ombre: "Dal mio punto di vista la priorità assoluta è l'approvazione delle norme sulle misure alternative al carcere". "Proprio queste visite che ho fatto dimostrano che questa è la strada maestra che dobbiamo percorrere - sottolinea -. I dati che ho avuto sulla recidiva di persone che hanno potuto godere delle misure alternative, o sono state ammesse al lavoro, sono straordinari: dimostrano che il livello di recidiva si è abbassato della metà, o addirittura di un 1/4 o 1/3 rispetto alle altre situazioni". E le misure alternative potrebbero riguardare circa un terzo dei detenuti delle carceri italiane: "Se i dati venissero confermati dai fatti - ha spiegato Paola Severino - avremmo una bella valvola di sfogo e potrebbe risolvere il problema del sovraffollamento".

Trovare i criteri di valutazione - Con una precisazione: "E' difficile però fare il conto, naturalmente. Per essere ammessi all'istituto della messa alla prova bisogna avere determinati requisiti e quando poi studiamo delle misure alternative bisogna stare attenti a varie esigenze". La prima di queste è "la tutela dell' ordine pubblico e della serenità dei cittadini; non possiamo liberare persone che possono essere pericolose". Tra le soluzioni per alleggerire il clima surriscaldato da sovraffollamento e caldo estivo c'é anche l'ipotesi della cosiddetta custodia attenuata, che una circolare del Dap invita a sperimentare, dove possibile, nelle carceri. Un istituto già sperimentato dal 2000 nel carcere milanese di Bollate: celle aperte durante il giorno, spazi di affettività per famigliari e detenuti, lavoro esterno ma anche interno con un call center e una vera e propria azienda agricola. "E' un istituto che è stato studiato prima di essere operativo e lo è pienamente a Bollate - ha sottolineato il ministro -. E' stata selezionata una popolazione che è risultata adeguata a quello che è stato chiamato patto di corresponsabilità tra il detenuto e l' istituzione penitenziaria". "Sono detenuti che sono stati selezionati da una parte della Polizia Penitenziaria dedicata a questo - ha detto il ministro -: si tratta di persone che possono stare in una cosiddetta situazione di detenzione attenuata".

Troppi detenuti e pochi agenti penitenziari - Severino ha ricordato come a Bollate vi siano 1.136 detenuti a fronte di 'soli' 400 agenti di Polizia Penitenziaria. "In questo modo - ha concluso - c'é la possibilità di dirottare gli agenti ad altri compiti: alla rieducazione, alla selezione, al reinserimento". Altra esperienza da diffondere, quella dell'Icam, l'Istituto a custodia attenuata per madri detenute con figli al di sotto dei tre anni. L'istituto milanese ne ospita dieci, con undici figli, "un quinto della realtà italiana", ha spiegato il direttore del Dap, Giovanni Tamburino. "Un piccolo miracolo - ha detto il ministro Severino - che dimostra che i miracoli si possono fare".

 

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