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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 16/07/2012  -  stampato il 06/12/2016


Sorveglianza dinamica anche a Torino, parla il Direttore: il carcere una miniera

"In un carcere il concetto di sicurezza e' piuttosto difficile da definire, ma non puo' limitarsi alla cella. Sicurezza significa sicurezza per i detenuti, sicurezza per gli operatori, serenita', calo delle tensioni". A parlare, in un'intervista a 'La Stampa', e' Pietro Buffa, direttore uscente del carcere delle Vallette di Torino, uno dei primi a sperimentare i 'regimi aperti' progenitori della circolare del Dipartimento di pubblica sicurezza (Dap) che prevede le 'sezioni aperte' per detenuti a basso a rischio. L'ipotesi e' quella di un patto con l'amministrazione penitenziaria 'con clausole, prescrizioni e impegni da rispettare, che in cambio offrira' ai detenuti una sorta di autogestione.
 
Commentando la circolare del Dap, Buffa precisa "non si tratta solo dell'apertura delle celle. Significa responsabilizzazione, socialita', sicurezza appunto". E fa un esempio: "alle Vallette alcuni detenuti hanno una squadra di rugby. La mattina escono dalle celle, vanno sul campo, si allenano, mangiano insieme, e la sera rientrano in cella". "E' una sorveglianza dinamica. Ci sono dei percorsi che possono compiere da soli, oppure solo accompagnati. E non c'e' solo piu' la figura della Polizia Penitenziaria. Ci sono allenatori, insegnanti, assistenti. E' la societa' civile che si apre al carcere. O viceversa".
 
Ma l'esperienza di Torino e' 'un'isola felice'? "Non siamo ne' un'isola ne' siamo felici", risponde. "Abbiamo anche noi problemi di sovraffollamento, miserie e non per tutti percorsi di questo tipo sono adottabili. Ma un carcere - conclude - non puo' essere sempre visto solo in termini numerici di sovraffollamento, suicidi piante organiche. Un carcere e' una miniera, bisogna cominciare a pensarlo come un'opportunita' per la societa'"."In un carcere il concetto di sicurezza e' piuttosto difficile da definire, ma non puo' limitarsi alla cella. Sicurezza significa sicurezza per i detenuti, sicurezza per gli operatori, serenita', calo delle tensioni". A parlare, in un'intervista a 'La Stampa', e' Pietro Buffa, direttore uscente del carcere delle Vallette di Torino, uno dei primi a sperimentare i 'regimi aperti' progenitori della circolare del Dipartimento di pubblica sicurezza (Dap) che prevede le 'sezioni aperte' per detenuti a basso a rischio. L'ipotesi e' quella di un patto con l'amministrazione penitenziaria 'con clausole, prescrizioni e impegni da rispettare, che in cambio offrira' ai detenuti una sorta di autogestione.
 
Commentando la circolare del Dap, Buffa precisa "non si tratta solo dell'apertura delle celle. Significa responsabilizzazione, socialita', sicurezza appunto". E fa un esempio: "alle Vallette alcuni detenuti hanno una squadra di rugby. La mattina escono dalle celle, vanno sul campo, si allenano, mangiano insieme, e la sera rientrano in cella". "E' una sorveglianza dinamica. Ci sono dei percorsi che possono compiere da soli, oppure solo accompagnati. E non c'e' solo piu' la figura della Polizia Penitenziaria. Ci sono allenatori, insegnanti, assistenti. E' la societa' civile che si apre al carcere. O viceversa".
 
Ma l'esperienza di Torino e' 'un'isola felice'? "Non siamo ne' un'isola ne' siamo felici", risponde. "Abbiamo anche noi problemi di sovraffollamento, miserie e non per tutti percorsi di questo tipo sono adottabili. Ma un carcere - conclude - non puo' essere sempre visto solo in termini numerici di sovraffollamento, suicidi piante organiche. Un carcere e' una miniera, bisogna cominciare a pensarlo come un'opportunita' per la societa'".