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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 09/09/2012  -  stampato il 08/12/2016


Mafia: verbale di Ispettore di Polizia Penitenziaria su dichiarazioni Bidognetti, solleva le ire del PDL

Il boss Francesco Bidognetti, 61 anni, che è stato braccio destro del capo dei casalesi Francesco Schiavone, detto Sandokan, il 4 luglio, due mesi fa, è stato uno dei tre interlocutori dei parlamentari Giuseppe Lumia e Sonia Alfano, nel carcere di Parma. Una visita che aveva già creato molte polemiche. Durante quel colloquio, secondo quanto risulta da una verbalizzazione fatta da un ufficiale di polizia, il boss ha mandato un messaggio: ai parlamentari «colpevoli quanto lui» e che devono essere arrestati. Lo riferisce Il Mattino.

«Dal Mattino di oggi apprendiamo maggiori particolari di una verbalizzazione fatta da un ufficiale di Polizia penitenziaria dei colloqui avuti dagli onorevole Sonia Alfano e Lumia con il camorrista Bidognetti, in dispregio della legge che regola le visite dei parlamentari ai detenuti». Lo afferma il presidente dei deputati Pdl Fabrizio Cicchitto. «Quello che emerge -continua - è di una gravità straordinaria, sia perché èaddirittura clamorosa la violazione della legge sia perché questa irresponsabile iniziativa ha consentito, a parere dei magistrati della Dda di Napoli, al capo-camorrista Bidognetti di inviare messaggi obliqui e ricattatori non si sa bene a chi».

«Questi - aggiunge - sono i risultati di iniziative che, invece di essere verbalizzate, avrebbero dovuto essere tempestivamente bloccate mentre i colloqui erano in corso, proprio perché la violazione della legge è clamorosa. E la presenza degli agenti di Polizia Penitenziaria è motivata proprio dalla necessità di fare in ogni caso rispettare la legge nel corso dei colloqui. Da quello che riferisce Il Mattino si èarrivati fino al punto che uno dei due parlamentari ha consigliato a Bidognetti di «rivolgersi a un bravo chirurgo», cioè al «magistrato giusto».

Per Cicchitto «tutto ciò dimostra che siamo arrivati in un certo senso al punto estremo dell'esercizio del giustizialismo che non viene più portato avanti solo da magistrati cosi esplicitamente politicizzati come coloro - Ingroia solo per fare un esempio - che oggi alla Versiliana partecipano alla Festa del loro giornale, ma anche da alcuni parlamentari che lavorano nelle carceri sul piano investigativo». 

«Tutto ciò però - prosegue il capogruppo Pdl alla Camera - chiama in causa e in modo assai rilevante il ministro di Grazia e Giustizia e il direttore del Dap che hanno la responsabilità di assicurare il rispetto della legge e di intervenire, non con frasi di circostanza,quando essa viene violata. Questa violazione, infatti, costituisce un vulnus non solo alla legge ma allo stato di diritto in quanto tale».

«Infatti nel momento in cui i parlamentari appartenenti a partiti o gruppi giustizialisti non solo possono, come è giusto, svolgere liberamente la loro azione politica, ma addirittura la traducono in attività investigativa, è evidente che qualcosa di profondo si èrotto nella legittimità del funzionamento dello Stato. Ci ripromettiamo - conclude - di investire del problema per la sua gravità non solo l'autoritàdi governo, ma anche l'autorità massima dello Stato che presiede il Csm».

La conversazione è riportata in diciotto righe delle tre pagine di verbale e che riassumono trentasette minuti di conversazione, dalle 18,51 alle 19,28. Un verbale sintetico, nessun virgolettato. Prima, c’è la conversazione tra Lumia, Alfano e il capo di Cosa Nostra Bernardo Provenzano; dopo, quella con Antonino Cinà, il medico dello stesso Provenzano e di Totò Riina. 

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