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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 17/09/2012  -  stampato il 11/12/2016


Rivolta al Beccaria? Forse scatenata da mancanza di videogiochi

Riccardo ieri mattina se ne sta seduto in tuta, con le gambe a ciondoloni su un tavolo, nella stanza del Beccaria: e fuma tranquillo, come se non si trovasse in un carcere e lui non avesse quattordici anni. Il «piccolo Vallanzasca», come si è autonominato e come i giornali lo hanno prontamente registrato, è finito in carcere appena dopo il compleanno che lo ha fatto entrare nel mondo degli imputabili e degli arrestabili. «Vedrai che quando scopre come è brutta la galera abbassa rapidamente la cresta», diceva qualcuno.

E invece no: nel giro di due giorni ha preso la leadership del gruppo e ha scatenato un mezzo putiferio, una rivolta come non si vedeva da tempo. «Ha cominciato lui», dicono i compagni di camera, con un mix di distacco e di ammirazione. Riccardo non smentisce e non conferma, fuma, e fa la faccia da duro. Smilzo, ma non bambino, come se il vissuto che ha alle spalle gli avessero già segnato i tratti.Ma, all'indomani della notte di materassi incendiati, arredi ribaltati, brande trasformate in barricate che ha fatto arrivare la Celere in forze nel carcere minorile di via Calchi Taeggi, basta entrare al Beccaria, e chiacchierare con i suoi detenuti, per capire che l'arrivo di Riccardo ha fatto semplicemente da detonatore.

Altrimenti non si spiegherebbe come mai al gruppo della «prima accoglienza», quello di cui fa parte il fan del «bel Renè», si siano aggiunti in fretta ragazzi di altri due gruppi. Solo gli «avanzati», i ragazzi più vicini ai permessi premio e al trasferimento in comunità, si sono fatti i fatti loro. Ma gli altri ci hanno dato dentro, come se non aspettassero altro che qualcuno desse il «via» al casino.

Perché? Sarebbe forse superficiale chiamarla «la rivolta dell'XBox». Eppure ieri, quando il parlamentare del Pdl Renato Farina fa visita al carcere, insieme alle mille lamentele, richieste, speranze, una torna con la maggiore frequenza: «nel nostro reparto non abbiamo la XBox», l'attrezzo per i videogiochi che nelle stanze di ogni adolescente occidentale è un pezzo di arredamento e di vita.

E i ragazzi del Beccaria sono comunque degli adolescenti: problematici, devianti, a volte border line, ma comunque adolescenti. E amano la XBox. Amano, ovviamente, anche la televisione. E che in una delle sale comuni il televisore sia rotto tempo (nel senso che è stato sfasciato) e non sia mai stato sostituito, è un'altra delle lamentele che Farina si è sentito rivolgere più spesso.Ma né la mancanza dell'XBox né la tv scassata sarebbero bastate a scatenare il putiferio di sabato sera, se al Beccaria non si iniziasse a vivere il dramma che da tempo affligge i carceri per «grandi»: il sovraffollamento, la mancanza di risorse. Il carcere minorile di Milano è abilitato per 46 posti, ma oggi - con la metà dei reparti chiusi per lavori - ci vivono in sessanta ragazzi: in maggioranza stranieri, e tra questi molti tunisini portati qui dalla risacca degli ultimi sbarchi.

E tra questi, si racconta, più d'uno in condizioni psichiche drammatiche. In questo contenitore di energie sotto pressione, l'altro giorno è arrivato l'annuncio che le camere (come qui chiamano le celle) sarebbero rimaste chiuse tutto il giorno per mancanza di personale. Per questo, e per la XBox, è scoppiata la rivolta guidata da Riccardo, il piccoletto che si sogna boss.

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