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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 20/09/2012  -  stampato il 04/12/2016


Sacra corona unita, bossa al 41bis continuava a dare ordini dal carcere di Brindisi

Dava ordini dal carcere di Secondigliano dove è rinchiuso da lungo tempo il capo storico della Sacra Corona Unita Salvatore Buccarella, di 54 anni, destinatario oggi di un’ordinanza di custodia in carcere insieme a sua moglie, suo figlio e suo padre 85/enne e ad altre persone: farebbero tutti parte di una associazione per delinquere di stampo mafioso dedita alle estorsioni ai danni delle imprese che operano nell’ambito delle energie alternative nel brindisino. 

Complessivamente l’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata eseguita dai carabinieri nei confronti di 16 persone. Il padre di Buccarella ha ottenuto i domiciliari. 

Secondo quanto accertato dagli investigatori, tra l’altro, nel territorio brindisino e in tutto il Salento regna una sorta di 'pax mafiosà. Lo hanno infatti rivelato i cinque collaboratori di giustizia, le cui dichiarazioni sono state determinanti per chiudere il cerchio sull'esistenza della organizzazione. Lo ha ribadito oggi il procuratore della Dda Cataldo Motta ai giornalisti, e ne si trova riscontro nell’ordinanza di custodia cautelare notificata ai 16 presunti affiliati al clan capeggiato da Salvatore Buccarella, in carcere dall’inizio degli anni Novanta, per lungo tempo sottoposto al 41 bis e comunque in grado di coordinare dal carcere le attività in zona attraverso la moglie Antonia, detta 'Nettà e il figlio Angelo, oltre che l’anziano padre Giovanni. 

Il territorio – secondo quanto accertato – è ripartito in maniera tale che, pur senza alcun rito o giuramento, ognuno degli affiliati, da ritenersi tale perchè opera in favore del sodalizio, ha un suo ruolo e una sua zona di competenza. Le donne non hanno un ruolo marginale. È la moglie di Salvatore Buccarella, Antonia Caliandro, che si reca in carcere per i colloqui e che acquisisce le direttive e riferisce le informazioni. È sempre lei che insieme al figlio, Angelo, va dall’attuale collaboratore Ercole Penna per chiedere lumi su un attentato dinamitardo compiuto da altri a Brindisi, città controllata da Francesco Campana, altro elemento di spicco della Scu in carcere dall’aprile 2011. Ed è nella masseria dei Buccarella che si trova a Tuturano, frazione di Brindisi, che vi fu una 'riunionè nella quale Campana parlò agli altri di riappacificazione, dicendo che «nel rispetto del territorio di ciascuno, ognuno avrebbe continuato a fare il suo senza pestare i piedi all’altro». 

Lo scopo delle estorsioni è il reperimento dei soldi per mantenere i detenuti e le rispettive famiglie. E poi ci sono i «pensierini» che vengono spontaneamente versati ai famigliari di Buccarella e poi distribuiti. Emblematica è l'intercettazione telefonica in cui uno dei componenti del sodalizio dice, battendo cassa: «Ho due fratelli in carcere, un figlio detenuto e uno in attesa di processo».

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