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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 25/09/2012  -  stampato il 08/12/2016


Sovraffollamento e condizioni disumane rendono le carceri italiane, le peggiori dopo la Turchia

L'Italia viola la Convenzione europea dei diritti dell'uomo. La maggioranza delle denunce provengono da detenuti che contestano la disumana situazione delle carceri italiane, così come le condizioni esasperanti degli agenti di Polizia Penitenziaria. (ndr)

L'Italia è lo Stato europeo con il maggior numero di condanne per violazione della Convenzione europea dei diritti dell'uomo 1 (Cedu), preceduta in classifica solo dalla Turchia. Sono infatti oltre 2 mila le sentenze contro il nostro Paese emanate dalla Corte di Strasburgo sulla base della Convenzione istituita nel 1959. Tra le più frequenti motivazioni di condanna, l'irragionevole durata dei processi e le condizioni disumane in cui vivono i detenuti nelle nostre carceri, lontane anni luce dalla prigione-modello in cui la Norvegia ha rinchiuso il pluriomicida di Oslo Anders Behring Breivik.

I dati del ministero. Secondo i dati del Ministero della Giustizia, al 31 agosto i detenuti presenti nelle carceri italiane erano 66.271, a fronte di una capienza regolamentare di 45.568 posti. Tuttavia "sulla questione dei posti regolamentari, il Governo si comporta da "trecartaro" - ha denunciato Rita Bernardini - a causa della mancanza di fondi per la manutenzione ordinaria e straordinaria, intere zone negli istituti sono chiuse, transennate, ma restano nel computo della capienza regolamentare". La deputata radicale poi ha fatto sapere che il ddl delega del governo in materia di depenalizzazione e decarcerizzazione, calendarizzato a marzo, oggi è ancora al palo: "La situazione è vergognosa e il fatto che lo Stato italiano agisca da criminale sembra essere un problema solo per noi radicali".

Il caso Rebibbia. Nel 2009 la Cedu ha condannato l'Italia rispetto al caso Sulejmanovic per violazione dell'articolo 3 della Convenzione, secondo il quale "Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o a trattamenti inumani o degradanti". Ad essere considerato "tortura", l'aver costretto un detenuto nel carcere romano di Rebibbia a condividere una cella di 16,20 mq con altre cinque persone. "Negli ultimi tempi la qualità di vita all'interno di Rebibbia Penale - ha detto il Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni - è progressivamente calata non solo per il sovraffollamento, comune a tutte le strutture, ma anche per il discutibile metodo di assegnazione dei detenuti a questo istituto. Nella casa di reclusione, infatti, sono presenti numerosi detenuti con fine pena brevissimi e con una condotta penitenziaria non sempre regolare. Tutti elementi, questi, che hanno progressivamente minato quel clima di concordia e di fiducia, che qui ha sempre caratterizzato il rapporto fra detenuti e operatori penitenziari. Occorre ristabilire al più presto delle severe modalità di selezione per evitare che vada disperso quello che è un patrimonio di tutto il sistema penitenziario italiano".

Un giudice per i diritti fondamentali. Per rimuovere le cause strutturali della condanna europea, il Governo italiano ha presentato un piano d'azione, "tenendo nascosti  i veri dati, e confutando l'adeguatezza delle scelte prese". Il Piano prevede la costruzione di 11 nuove carceri (successivamente ridotte a 5) e di 20 padiglioni (ridotti a 17) per un totale di 11.573 posti. I lavori dovrebbero iniziare entro l'autunno del 2012, per un costo complessivo di 661 milioni di euro. Contro il sovraffollamento è prevista un'estensione del residuo di pena a 18 mesi per il passaggio ai domiciliari, e la custodia non in carcere nei casi di arresto in flagranza. Il Piano prevede anche l'istituzione della figura di un magistrato di sorveglianza per la tutela dei diritti fondamentali ma non fornisce nessuna indicazione in merito a esigenze sanitarie, lavoro e suicidi di detenuti e agenti penitenziari.

Le misure alternative. Per quanto riguarda le misure alternative, argomento che procede lentamente in commissione Giustizia alla Camera hanno portato a "risultati minimi, con una flessione dal 2010 pari a sole 1.987 unità". Le sistematiche violazioni. Il Comitato dei ministri dovrà riunirsi a breve anche per valutare la situazione complessiva della giustizia italiana, con il rischio per il nostro Paese che Strasburgo (in questo caso la Cedu) emetta a breve una sentenza pilota per "denunciare" le carenze strutturali dell'Italia. 

Le norme più disattese. La Corte ricorre alle sentenze pilota quando deve far fronte a gravi problemi strutturali di uno dei Paesi membri. Il maggior numero di condanne subite dall'Italia riguarda infatti la violazione dell'art. 6 par. 1 della convenzione europea a causa dell'irragionevole durata dei procedimenti (oltre 2.000) e l'ultimo richiamo risale allo scorso 13 marzo, quando il Comitato dei Ministri ha rilevato che "la situazione concernente l'eccessiva durata dei processi e il malfunzionamento del rimedio esistente (legge Pinto) rimane estremamente preoccupante e richiede l'adozione urgente di misure su larga scala in grado di risolvere il problema". Secondo il Comitato dei ministri, il funzionamento della giustizia italiana costituisce inoltre "un serio pericolo per il rispetto della supremazia della legge, perché comporta una negazione dei diritti sanciti dalla convenzione europea dei diritti umani e una minaccia seria per l'efficacia del sistema che sottende alla stessa convenzione".