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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 12/11/2012  -  stampato il 10/12/2016


Palermo: detenuto non si presenta a deporre a processo. Tribunale e Dap si rimpallano responsabilitÓ

 

IL TRIBUNALE ANNUNCIA ASSENZA DETENUTO/TESTIMONE PER “PROBLEMI CON LA TRADUZIONE CONNESSI ANCHE AI COSTI”


Il trasferimento del detenuto dal carcere dell’Aquila al carcere Ucciardone di Palermo costa troppo e salta così la deposizione del dichiarante Rosario Cattafi al processo al generale Mario Mori e al colonnello Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento aggravato a Cosa nostra.
 La deposizione di Cattafi era stata chiesta nell’ultima udienza dal pm Antonino Di Matteo.
Ieri mattina il colpo di scena nel carcere Ucciardone di Palermo. Era tutto pronto per l’udienza ma il presidente della IV Sezione penale Mario Fontana ha fatto sapere alle parti che ci sono stati “problemi per la traduzione a Palermo di Rosario Cattafi, problemi connessi anche ai costi della traduzione”.
Il presidente, a questo punto, ha chiesto alle parti di sentire Cattafi in videoconferenza ma il pm Antonino Di Matteo e l’avvocato dei due imputati, Basilio Milio si sono opposti chiedendo di sentire Cattafi di persona “questo ufficio insiste nel sentire Cattafi di presenza non solo per la prevedibile complessità degli argomenti che saranno affrontati ma perché, durante la deposizione, ci sarà la necessità di acquisire una prova diretta esibendo al dichiarante un album fotografico”.
Da qui la necessità di ascoltare di persona, Rosario Cattafi, detenuto per mafia nel carcere dell’Aquila. Alla richiesta del pm si è associato anche l’avvocato di Mori e Obinu, Basilio Milio: “Faccio mie le dichiarazioni del pm e chiedo di sentire in aula Cattafi non solo per la delicatezza dell’esame ma anche per vagliarne l’attendibilità”.
Sentite le parti il presidente del Tribunale Fontana “ritenuta l’assoluta necessità di procedere all’esame diretto di Cattafi” ha ordinato la traduzione del dichiarante al carcere Ucciardone di Palermo per il prossimo 3 dicembre. Cattafi è stato interrogato nelle scorse settimane dai pm del processo Mori. Il detenuto, che è anche un avvocato, ha raccontato ai pm che indagano anche sulla trattativa tra Stato e mafia che l’ex vicepresidente del Dap, Francesco Di Maggio, quando Cattafi era in carcere, lo avrebbe incaricato di parlare con il boss Nitto Santapaola per chiedergli di fermare le stragi mafiose in cambio di benefici carcerari. Cattafi ha anche detto di essere in possesso di due registrazioni che proverebbero il contenuto delle dichiarazioni. I pm di Palermo ritengono che le dichiarazioni di Cattafi si inseriscano nella ricostruzione ipotizzata dalla stessa Procura sulla trattativa tra Stato e mafia.



IL DAP: LA TRADUZIONE NON È STATA EFFETTUATA PER ESPRESSA DISPOSIZIONE DELL’AG

In merito alla notizia di agenzia “Mafia: Dap senza soldi, salta deposizione teste a processo Mori”. Il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria chiarisce che la traduzione del detenuto Rosario Cattafi, in regime di 41bis, dall’Aquila a Palermo, per deporre all’udienza di oggi 10 novembre nel processo al generale Mori e al colonnello Obinu, non è stata effettuata per espressa disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
L’udienza odierna era infatti finalizzata a sentire le parti processuali per verificare la necessità della traduzione in aula, atteso che di norma la partecipazione al processo di detenuti sottoposti al regime di cui all’art. 41 bis dell’OP avviene tramite il sistema di videoconferenza. Pertanto, continua la nota del Dap, non corrisponde al vero che la traduzione non sia avvenuta per carenza di soldi.

 

fonte: adnkronos