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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 20/11/2012  -  stampato il 04/12/2016


Arrestato il cappellano del carcere di San Vittore: violenza sessuale sui detenuti e concussione

Il cappellano del carcere di San Vittore, don Alberto Barin, 51 anni, è stato arrestato per violenza sessuale continuata e pluriaggravata e per concussione. Sei detenuti stranieri lo accusano di aver richiesto loro prestazioni sessuali in cambio di favori, dal cibo alle condizioni di vita all'interno del carcere. Inquirenti e investigatori sono riusciti a piazzare nell'ufficio del cappellano all'interno del carcere una videocamera, e grazie a queste hanno documentato le violenze.
ABUSI DAL 2008 - Il cappellano costringeva i reclusi a soddisfare le sue richieste sessuali in cambio di beni materiali come sigarette, dentifrici; prometteva anche di dare parere favorevole alla scarcerazione. Tra la aggravanti contestate c'è quella dell'abuso di autorità. La prima denuncia era arrivata l'estate scorsa da un detenuto di etnia africana. I fatti contestati risalgono a un periodo di 6 anni, dal 2008 al 2012. Don Alberto Barin opera a San Vittore dal 1997.

«VICENDA TERRIBILE» - «È una vicenda terribile e noi abbiamo agito con grande prudenza quando ci siamo trovati a raccogliere la prima denuncia da parte del giovane africano accusato di reati contro il patrimonio il quale avendo subito violenza da un altro recluso spiegava a verbale che non si trattava della prima volta», dice il procuratore aggiunto di Milano Pietro Forno coordinatore del pool che si occupa di reati sessuali.

L'UFFICIO DEL CAPPELLANO - Lo scambio tra prestazioni sessuali e piccoli beni materiali o favori relativi alla vita di San Vittore avvenivano sia nell'ufficio del cappellano dentro la prigione, sia nell'abitazione alla quale si accede dall'esterno della struttura penitenziaria. Don Alberto dava anche pareri sulle scarcerazioni ai reclusi che «erano gentili» con lui. Una delle vittime prese di mira dal cappellano dopo essersi rifiutato di sottostare alle sue avances non è stato più convocato nell'ufficio del prete e non ha quindi più ricevuto i benefici che invece venivano elargiti ad altri detenuti. L'ordinanza di custodia è stata emessa dal gip Enrico Manzi. Don Alberto Barin è ora recluso nel carcere di Bollate, dove sarà interrogato nei prossimi giorni.

ALTRE VITTIME - Inquirenti e investigatori stanno facendo accertamenti per capire se ci siano anche altri detenuti che avrebbero subito abusi da parte del prete, oltre ai sei già individuati. Per gli inquirenti infatti, don Barin agiva sempre con lo stesso metodo, ossia facendo leva sulle necessità dei detenuti all'interno del carcere. Dall'inchiesta è emerso anche che uno dei sei detenuti, una volta scarcerato perchè aveva finito di scontare la pena, sarebbe stato chiamato dal religioso nella sua casa e lì sarebbe stato costretto nuovamente a subire abusi. Anche nella casa del cappellano gli investigatori avevano messo una videocamera per registrare le violenze.

LA CURIA - La Curia di Milano in un comunicato «esprime il proprio sconcerto e il dolore per l’arresto di don Alberto Barin e per i fatti che al cappellano della Casa circondariale di san Vittore sono contestati. Fin da ora manifesta la massima fiducia nel lavoro degli inquirenti e la disponibilità alla collaborazione per le indagini».

LA POLIZIA PENITENZIARIA - «La presunzione d'innocenza vale per tutti. È una notizia terribile quella dell'arresto con l'accusa di violenza sessuale e concussione di don Alberto Barin. Ci sconvolge perchè, in 17 anni di esercizio spirituale a San Vittore, non risultano mai pervenute segnalazioni rispetto alle gravi accuse formulate a suo carico». Lo ha dichiarato Donato Capece, segretario del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria.

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