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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 23/11/2012  -  stampato il 06/12/2016


Poliziotto Penitenziario muore a Lecce per tumore ai polmoni per fumo passivo in carcere

Morto a 43 anni perché, sul posto di lavoro, inalava fumo passivo. E' la vicenda tristissima di un agente di Polizia Penitenziaria, deceduto per un tumore ai polmoni, dopo aver passato 21 anni della sua vita a lavorare nel carcere di Lecce, dove chiunque può fumare. Il Sappe, sindacato autonomo della Polizia Penitenziaria, ha deciso di intervenire sulla questione, a difesa dei lavoratori, scrivendo una lettera al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al presidente della Camera Gianfranco Fini.

"Il Sappe - ha dichiarato il segretario nazionale del sindacato Federico Pilagatti - da mesi sta cercando di portare al centro dell’attenzione dell’amministrazione penitenziaria la grave problematica inerente il fumo passivo emanato dalle sigarette dei detenuti, che gli operatori penitenziari sono costretti ad inalare durante l’orario di lavoro . A ciò si registra una indifferenza totale da parte dell’amministrazione penitenziaria, nonostante le gravi patologie cardio vascolari, respiratorie e tumorali che stanno colpendo gli agenti. Il fumo passivo, non solo colpisce gli operatori penitenziari, ma avvelena anche i detenuti non fumatori, che sono costretti, a causa del sovraffollamento, a vivere nelle stesse stanze di chi fuma.

Noi non vogliamo che i detenuti non fumino, ma quantomeno che vengano adottate misure idonee a tutelare la salute di lavoratori e detenuti. Per esempio, l’amministrazione penitenziaria potrebbe intervenire, dotando le sezioni detentive di aspiratori ed includendo il fumo passivo nel documento di valutazione dei rischi ai sensi delle vigenti normative, al fine di riconoscere come malattia professionale tale rischio. In gioco c’è la salute di decine di migliaia di persone, che giornalmente vengono avvelenate dal fumo passivo sprigionato dalle sigarette dei detenuti".

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