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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 30/11/2012  -  stampato il 09/12/2016


Arrestata dalla Polizia Penitenziaria: tentava di introdurre droga in carcere per il fglio

Si è presentata al carcere di Imperia per sostenere il colloquio con il figlio detenuto, ma aveva con sé della droga. E’ stata arrestata dalla Polizia penitenziaria e condotta nel carcere di Pontedecimo. E’ successo ieri ad una donna savonese.

Ad insospettire la Polizia Penitenziaria sono stati i valori mostrati durante le analisi periodiche delle urine. Cosi', nel giorno di visite, a 'ricevere' mamma e' stato il nucleo cinofilo antidroga di Asti che ha scovato l'hashish nascosto sotto le ascelle della donna.

“L’attenzione, lo scrupolo e la professionalità dei nostri bravi poliziotti di Imperia, in collaborazione con il Nucleo cinofili della Polizia penitenziaria, sono da elogiare e premiare, tanto più se si considerano le endemiche carenze di organico della struttura di via Agnesi. Ma è evidente che si deve incrementare l’utilizzo del ricorso alle misure alternative alla carcerazione delle persone tossicodipendenti recluse”, dichiara Roberto Martinelli, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria.

“Nelle carceri italiane il 25% circa dei detenuti è tossicodipendente ma in Liguria la percentuale ‘schizza’ addirittura al 40%, la più alta in Italia – sottolinea Martinelli -. Se per un verso è opportuno agire sul piano del recupero sociale, è altrettanto necessario disporre di adeguate risorse per far fronte alla possibilità che all’interno del carcere entri la droga. Alcuni recenti fatti di cronaca, come avvenuto ieri a Imperia, hanno dimostrato e dimostrano che è sempre più frequente il tentativo, anche da parte dei detenuti appena arrestati o di familiari e amici di ristretti ammessi a colloquio, di introdurre sostanze stupefacenti all’interno degli istituti penitenziari”.

“Spesso, come ad Imperia – prosegue -, la professionalità della Polizia penitenziaria consente di individuare i responsabili e di denunciarli all’autorità giudiziaria, ma ciò non è sufficiente. Per questo auspichiamo si provveda ad istituire anche in Liguria, in analogia a quanto già avviene in altre Regioni, un distaccamento fisso di unità cinofile del Corpo di Polizia penitenziaria”.

Martinelli ritiene che si debbano trovare soluzioni concrete per far scontare la pena ai detenuti tossicodipendenti fuori dal carcere, presso le comunità di recupero o in istituti a custodia attenuta. “Vi è la necessità – afferma – di riformare il sistema di giustizia criminale nei confronti delle persone tossicodipendenti (e cioè affetti da una vera e propria malattia quale è la dipendenza da sostanze stupefacenti) che abbiamo commesso reati in relazione al loro stato di malattia. Questo per evitare la carcerazione attraverso interventi alternativi, da attivare già durante la fase del processo per direttissima, di cura e riabilitazione ‘controllate e gestite’ in regime extracarcerario con l’ausilio dei servizi pubblici e delle comunità terapeutiche”.

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