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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 11/12/2012  -  stampato il 10/12/2016


Veri Agenti Penitenziari arrestano finti poliziotti che falsficavano buste paga per ottenere prestiti

Due truffatori napoletani sono stati arrestati dopo un’inchiesta delle Polizia Penitenziaria di Varese e del pm Tiziano Masini. I due utilizzavano i dati di ignari cittadini, in particolare agenti di Polizia Penitenziaria, per chiedere finanziamenti al fine di acquistare autovetture, presentando dunque documenti che garantissero stipendi sicuri (l’impiego statale era perfetto) e una buona situazione economica. In realtà, usavano dati come il codice fiscale, o altri, e assumevano una falsa identità a scapito di persone vere.

In due casi, a Trecate e Gallarate, la truffa è riuscita, e c’è stato subito il tentativo di rivendere la macchina, ma sono almeno una trentina le truffe tentate dai due soggetti arrestati. Si tratta di Coletti Raffaele classe 1971 nato a Napoli (già detenuto nel carcere di Velletri) e De Falco Oreste classe 1965. L’indagine è iniziata nel 2010, quando una concessionaria ha telefonato al carcere di Varese e ha chiesto lumi su un agente della Polizia Penitenziaria: «Un vostro dipendente ha chiesto un finanziamento per un’auto, vi risulta?». La circostanza è sembrata dubbia, anche perché l’agente aveva già un’auto pressoché nuova.

La busta paga presentata alla concessionaria era falsa. La parte più misteriosa dell’inchiesta è chei due napoletani, avevano acquisito i dati di diversi appartenenti al corpo di Polizia Penitenziaria. L’ipotesi degli inquirenti è che abbiano avuto accesso a una banca dati esterna che ha mischiato sia dati di agenti che di cittadini di diversa estrazione. I due giravano l’Italia con buste paga, crs, carte di identità, codici fiscali, ricevute di gas e bollette. Gli autosaloni vittime del tentato raggiro erano a Mesenzana, Trecate, Saronno, Olgiate Olona, Legnano, San Vittore Olona, Cocquio Trevisago, Germignaga, Gallarate, Provincia di Arezzo. Le truffe hanno avuto luogo in tre regioni, Lombardia, Piemonte e Toscana. Oltre 40 le carte di identità contraffatte. Sono state perquisite 5 persone (2 a Varese, 3 in Campania), sequestrati supporto informatici utilizzati per contraffare documenti, e numerose sim card.

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Rubavano identità di comuni cittadini e agenti della polizia penitenziaria per farsi finanziare l'acquisto di vetture in pronta consegna: truffa scoperta dalla polizia penitenziaria di Varese. In due sono finiti in manette su ordinanza di custodia cautelare in carcere chiesta dal pubblico ministero Tiziano Masini: in manette Oreste De Falco, 47 anni, e Raffaele Coletti, 40 anni, entrambi napoletani entrambi maghi della truffa con precedenti alle spalle. Coletti addirittura, è riuscito a gestire gli affari per un periodo mentre era ai domiciliari.

L'indagine parte nell'ottobre 2010: «Quando - ha spiegato il commissario Alessandro Croci, comandante della polizia penitenziaria di Varese - I due utilizzarono la busta paga falsificata di un nostro vero agente per l'acquisto di una vettura in pronta consegna in una concessionaria della zona». De Falco e Coletti, si scoprirà poi, erano in possesso di un super database contenente dati estremamente privati appartenenti a cittadini e agenti. Dati impossibili da reperire su internet; compresi i numeri di matricola (oltre a nomi, cognomi e luoghi di lavoro) di appartenenti al corpo di polizia penitenziaria in servizio in ogni parte d'Italia.

«L'errore commesso in quell'occasione dai due fu di giocare d'anticipo - ha spiegato Croci - All'epoca il ministero aveva appena cambiato i modelli per le nostre buste paga. Il cambio sarebbe entrato in vigore da lì a un mese. Loro hanno usato il nuovo modulo e dalla concessionaria è scattato un accertamento». L'agente, ovviamente, non aveva nulla a che fare con l'acquisto. Da lì, attraverso intercettazioni e tabulati telefonici, la penitenziaria di Varese ha ricostruito le mosse dei due esperti di phishing.

«Falsificavano tutto in modo perfetto - ha spiegato Croci - Carta dei servizi, documenti di identità, buste paga, ma anche sim card che poi utilizzavano per le truffe. Uno dei due entrava nella concessionaria, dichiarava di avere l'auto guasta e di volerne acquistare una in pronta consegna. Quindi consegnava tutta la falsa documentazione». Due le truffe riuscite: una a Gallarate (l'auto è stata mandata all'estero), l'altra a Trecate (l'auto è stata venduta più volte sino a farne perdere le tracce). Trenta le truffe tentate tra Lombardia (in provincia a Tradate, Germignaga, Mesenzana, Olgiate Olona e Saronno), Piemonte e Toscana. «Se la finanziaria impiegava più di 48 ore a concedere il finanziamento - ha detto Croci - I due sparivano temendo accertamenti troppo approfonditi». Resta da capire dove i due abbiano preso il database.

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