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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 07/01/2013  -  stampato il 10/12/2016


Portava droga nel reggiseno al fratello minorenne in carcere. Denunciata dalla Polizia Penitenziaria

Denunciata ed arrestata per spaccio dal personale di Polizia Penitenziaria la sorella maggiorenne di un detenuto del carcere milanese Beccaria che ha tentato di portare droga al fratello minorenne durante il colloquio di inizio anno. Lo riferisce Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe. "Su di lei - spiega - il personale di Polizia Penitenziaria del carcere minorile di Milano aveva gia' i sospetti che introducesse sostanze stupefacenti. E' bastato, infatti, aspettare il momento giusto e le indagini hanno avuto i riscontri attesi. Cosi' sabato scorso B.Y., perquisita al momento dell'ingresso per sostenere il colloquio visivo col fratello minorenne ospite e' stata trovata in possesso di alcuni grammi di fumo che occultava nel reggiseno".

"Nelle carceri italiane il 25% circa dei detenuti e' tossicodipendente - ricorda Capece - Se per un verso e' opportuno agire sul piano del recupero sociale, e' altrettanto necessario disporre di adeguate risorse per far fronte alla possibilita' che all'interno del carcere entri la droga. Alcuni recenti fatti di cronaca, come avvenuto al carcere minorile di Milano, hanno dimostrato e dimostrano che e' sempre piu' frequente il tentativo, anche da parte dei detenuti appena arrestati o di familiari e amici di ristretti ammessi a colloquio, di introdurre sostanze stupefacenti all'interno degli istituti penitenziari. Spesso, come a Milano, la professionalita' della Polizia Penitenziaria consente di individuare i responsabili e di denunciarli all'autorita' giudiziaria, ma cio' non e' sufficiente".

Secondo Capece, si devono trovare soluzioni concrete per far scontare la pena ai detenuti tossicodipendenti fuori dal carcere, presso le comunita' di recupero o in istituti a custodia attenuta: "Vi e' la necessita' di riformare il sistema di giustizia criminale nei confronti delle persone tossicodipendenti (e cioe' affetti da una vera e propria malattia quale e' la dipendenza da sostanze stupefacenti) che abbiamo commesso reati in relazione al loro stato di malattia. Questo per evitare la carcerazione attraverso interventi alternativi, da attivare gia' durante la fase del processo per direttissima, di cura e riabilitazione "controllate e gestite" in regime extracarcerario con l'ausilio dei servizi pubblici e delle comunita' terapeutiche", conclude il segretario del Sappe.

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