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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 23/01/2013  -  stampato il 09/12/2016


Sventato tentativo d'evasione, traffico armi e droga, con poliziotto penitenziario corrotto

I carabinieri del Ros di Udine, in collaborazione con i colleghi della Compagnia di Tolmezzo, hanno dato esecuzione ad un provvedimento cautelare, emesso dal Gip del Tribunale di Tolmezzo su richiesta della locale Procura, nei confronti di quattro cittadini italiani, indagati a vario titolo per tentata evasione, corruzione e traffico di sostanze stupefacenti ed armi.

In particolare, due degli indagati sono stati raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, due da un provvedimento di obbligo di dimora, mentre a carico del restante indagato, agente di Polizia Penitenziaria in servizio presso la Casa Circondariale di Tolmezzo, è stata disposta la sospensione dal pubblico ufficio, previo interrogatorio previsto dalla normativa vigente.

Contestualmente, sono state eseguite 12 perquisizioni domiciliari nei confronti di altrettanti indagati a piede libero. I provvedimenti, eseguiti in Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Piemonte, sono scaturiti dalle indagini delegate dalla Procura della Repubblica di Tolmezzo al Ros, in ordine ad un traffico di hashish destinato all’interno della Casa Circondariale di Tolmezzo e ad un progetto di evasione coltivato da parte del detenuto Maurizio Alfieri, ristretto in stato di isolamento nella struttura carceraria del capoluogo carnico, ove stava scontando una condanna per tentato omicidio, sequestro di persona, rapina aggravata, traffico di sostanze stupefacenti e detenzione illegale di armi.

Alfieri, in particolare, aveva offerto una somma di denaro ad un assistente della Polizia Penitenziaria in cambio della sua disponibilità a fargli ottenere un quantitativo di hashish, anche al fine di verificarne l’affidabilità e valutare quindi l’opportunità di avvalersene in seguito, per realizzare un progetto di evasione.

Le indagini, sviluppate in collaborazione con il Comando della locale Polizia Penitenziaria, cui l'agente ha subito il tentativo di corruzione, hanno consentto già in una prima fase di documentare il progetto criminale del detenuto. Il sequestro di alcuni quantitativi di droga all’interno della struttura detentiva ha confermato, inoltre, la possibilità che Alfieri fosse già in grado di avvalersi della complicità di altri agenti non identificati.

In tale ambito, considerando che la prosecuzione delle indagini con strumenti tradizionali non avrebbe permesso di intercettare e interrompere rapidamente il flusso di narcotico destinato all’interno del carcere, identificando il personale della Polizia Penitenziaria corrotto e sventando il progetto di evasione, è stata disposta, d’intesa con la magistratura e la Direzione centrale per i Servizi antidroga, un’operazione speciale, con l’impiego dell'agente appena citato allo scopo di accreditare presso l’organizzazione indagata un carabiniere del Ros operante sottocopertura.
La prosecuzione delle indagini ha consentito quindi di sequestrare, lo scorso 4 ottobre e il 17 dicembre a Tolmezzo alcune campionature di hashish e alcuni coltelli a serramanico e di arrestare Romolo Alfieri, fratello del detenuto. L'arresto di altri indagati è stato invece differito. Nel medesimo contesto è stato possibile identificare anche l’agente di Polizia Penitenziaria di cui il gruppo indagato si avvaleva per introdurre nella struttura carceraria le armi da taglio e la droga, poi commercializzata dallo stesso Maurizio Alfieri tra i detenuti.

Dopo aver accertato che al tentativo di evasione pianificato dall’Alfieri avrebbe dovuto prendere parte anche il detenuto Valerio Salvatore Crivello, le indagini hanno consentito di identificare gli altri componenti del sodalizio che operavano all’esterno della struttura carceraria. E' stato infine documentato come i proventi dell’illecita attività di spaccio all’interno della Casa Circondariale avrebbero dovuto essere utilizzati per corrompere altri agenti di Polizia Penitenziaria e finanziare il progetto di evasione. Al riguardo infatti, il sodalizio aveva previsto di noleggiare un elicottero e costringere il pilota a sorvolare il cortile della struttura, per prelevare i due detenuti con la scaletta durante il periodo “d’aria” giornaliero.

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