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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 29/01/2013  -  stampato il 09/12/2016


Trovato spinello nella sala colloqui del carcere di Avellino, Sappe: ennesimo fallimento vigilanza dinamica

Uno spinello è stato trovato nel cassetto delle persone ammesse a colloquio con i detenuti del nuovo Padiglione detentivo ‘a vigilanza dinamica’. L’accertamento è stato effettuato con l’ausilio delle unità cinofile e la persona che aveva in uso il cassetto, fratello di un detenuto, è stato segnalato alla Prefettura per i provvedimenti di competenza.

A darne notizia è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, il primo e più rappresentativo dei Baschi Azzurri. “Si tratta di un significativo ritrovamento perché è evidente quali conseguenze può determinare in un penitenziario, specie sotto il profilo della sicurezza, un detenuto in evidente stato di alterazione. Alcuni recenti fatti di cronaca hanno peraltro dimostrato e dimostrano che è sempre più frequente il tentativo, anche da parte dei detenuti appena arrestati o di familiari e amici di ristretti ammessi a colloquio, di introdurre sostanze stupefacenti all'interno degli istituti penitenziari, tanto più se la vigilanza è attenuata per disposizioni dipartimentali che non condividiamo. Va quindi rivolto un sincero apprezzamento al Personale di Polizia che ha impedito l’introduzione di stupefacente a Bellizzi Irpino” Lo dichiara Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, la prima e più rappresentativa organizzazione di Categoria.

“Le carceri restano invivibili, per chi è detenuto e per chi ci lavora. E la vigilanza dinamica dei penitenziari voluta da Giovanni Tamburino, Capo dell’Amministrazione Penitenziaria, per alleggerire l'emergenza carceraria è una chimera. Pensare a un regime penitenziario aperto, come avviene nel nuovo Padiglione detentivo di Avellino; a sezioni detentive sostanzialmente autogestite da detenuti previa sottoscrizione di un patto di responsabilità favorendo un depotenziamento del ruolo di vigilanza della Polizia Penitenziaria, relegata ad un servizio di vigilanza dinamica che vuol dire porre in capo ad un solo poliziotto quello che oggi lo fanno quattro o più Agenti, a tutto discapito della sicurezza e mantenendo il reato penale della “colpa del custode”; ebbene, tutto questo è fumo negli occhi. Ribadiamo di non credere che l’amnistia, da sola, possa essere il provvedimento in grado di porre soluzione alle criticità del settore. Quel che serve sono vere riforme strutturali sull’esecuzione della pena: riforme che non vennero fatte con l’indulto del 2006, che si rilevò un provvedimento tampone inefficace a risolvere i problemi.”

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