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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 30/01/2013  -  stampato il 03/12/2016


Fra una settimana al DAP riunione sui circuiti regionali per le carceri

Differenziare le carceri non solo in relazione alla posizione giuridica dei detenuti (imputato-condannato), ma anche al loro livello di pericolosita', sulla base del titolo del reato ascritto, del fine pena e dei risultati emersi nel corso dell'osservazione. E' il piano messo a punto dal Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria e dai Provveditori (gli organi regionali dell'Amministrazione) per arrivare a una distribuzione omogenea dei detenuti che "agevoli - si legge in una nota - il potenziamento delle attivita' trattamentali e favorisca il complessivo miglioramento delle condizioni detentive; e, di riflesso, le stesse condizioni di lavoro del personale penitenziario". Il progetto nasce sulla base delle linee guida emanate con la circolare n.0206745 del 30 maggio 2012 dal Dap, di cui si discutera' domani alla presenza del Capo Dipartimento per rendere esecutivo il piano dei circuiti regionali.

"Il lavoro che dovra' portare alla modifica della geografia penitenziaria, iniziato nel mese di settembre - prosegue la nota - e che ha visto impegnati in un lavoro sinergico e serrato i responsabili degli Uffici dipartimentali e i Provveditori regionali, vede la sua conclusione nell'incontro di domani per la messa a punto degli ultimi tasselli del piano esecutivo dei circuiti regionali". Ai Provveditori erano state chieste "proposte concrete per la realizzazione, nel distretto di competenza, di un circuito penitenziario fondato sulla differenziazione degli istituti per tipologie detentive", sulla base del "principio di territorializzazione". "I dati statistici - ricorda il Dap - descrivono un quadro nazionale di circa 66mila detenuti, dei quali circa 39mila sono i definitivi e tra questi oltre 10mila hanno un residuo pena di un anno, 4.046 un fine pena entro i 18 mesi, e per oltre 8mila il fine pena e' stabilito nei tre anni. Ventimila persone, quindi, che potrebbero usufruire di misure alternative a vario titolo, dall'affidamento in prova alla semiliberta' alla detenzione domiciliare", spiega il Dap.

Questi dati sollecitano a razionalizzare il sistema "se si intende migliorarne l'efficienza e l'efficacia, perche' - continua l'Amministrazione - solo cosi' potranno modularsi e incentivare le iniziative trattamentali in relazione alle diverse specificita' e bisogni, conformare le progettazioni architettoniche e diversificare gli spazi, ottimizzare le risorse professionali e finanziare ripartendole con piu' oculatezza, valutare diverse modalita' di controllo adeguandole ai livelli di pericolosita', come la sorveglianza dinamica".

"Un'operazione la cui lampante logicita' trova fondamento ulteriore nel dettato normativo e per questo abbiamo voluto definirla una 'Rivoluzione normale' perche' costruita sulla obiettivita' dei dati e nella previsione di legge", chiarisce la nota. Tuttavia non si deve sottovalutare "la complessita' e le difficolta' dell'operazione, ne' negare che possa essere utile un aumento di risorse o l'opportunita' di scelte legislative che armonizzino il quadro normativo presente. La complessita' pero' - ammette il Dap - non puo' giustificare neppure una rinuncia all'azione procrastinandola in un futuro indefinito, bensi' suggerire accortezza e gradualita' negli interventi e sollecitare uno sforzo unitario di tutte le componenti dell'Amministrazione verso un obiettivo condiviso".

Il progetto "cosi' definito sara' reso noto con iniziative mirate e diffuse non solo all'interno dell'Amministrazione, ma rivolte anche a tutte le componenti sociali e istituzionali - assicura il Dap - dagli enti locali al volontariato, al mondo dell'associazionismo alle associazioni forensi e al contributo dialettico e costruttivo delle forze sindacali". "La sicurezza, che passa in maniera determinante anche attraverso un sistema penitenziario in grado di ridurre la recidiva, di offrire concrete possibilita' di reinserimento sociale, superando la visione carcero-centrica a favore dell'ampliamento delle misure alternative - conclude la nota - e' un tema comune a tutte le forze operanti sul territorio con le quali intendiamo aprire tavoli di discussione e confronto per trovare soluzioni idonee e concrete e risolvere quella che il Presidente della Repubblica ha definito 'una questione di prepotente urgenza sul piano costituzionale e civile'".

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