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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 01/02/2013  -  stampato il 10/12/2016


Archiviata posizione di Comandante e Agenti di Teramo accusati di pestaggio a detenuto

L’inchiesta sul pestaggio di un recluso e sull’audio shock con la frase “un detenuto non si massacra in sezione, si massacra sotto” è stata archiviata dal gip Giovanni de Renis che ha respinto la seconda opposizione presentata da Mario Lombardi, il detenuto che accusava di essere stato pestato in carcere.

Nell’inchiesta erano indagati l’ex comandante Giuseppe Luzi e quattro agenti di polizia: Donatello Pilotti, Giampiero Cordoni, Roberto Cerquitelli e Augusto Viva (difesi dagli avvocati Nicola De Cesare, Raffaella Orlando, Filomena Gramenzi, Renzo di Sabatino, Carla Vicini, Antonio Valentlni).

Quella arrivata a de Hensis era la seconda richiesta di archiviazione. La prima era stata respinta dal gip Marina Tommolini (ora in servizio alla Corte d’appello di Ancona) che aveva disposto ulteriori indagini al pm Irene Scordamaglia. Indagini fatte scrupolosamente dal magistrato che al termine di nuove audizioni e ulteriori verifiche ha presentato una nuova richiesta di archiviazione. Nella richiesta (firmata anche dal procuratore Gabriele Ferretti) i magistrati sottolineano e rimarcano più volte l’impossibilità di poter dimostrare i fatti anche per l’omertà registrata proprio nell’ambiente carcerario. La stessa cosa aveva sottolineato il pm David Mancini (all’epoca dei fatti in servizio a Teramo e ora all’Aquila) nella prima richiesta d’archiviazione.

Lombardi, 46 anni, (assistito dall’avvocato Filippo Torretta) ha sempre sostenuto di essere stato picchiato da alcuni agenti di Polizia Penitenziaria di Castrogno come atto di ritorsione per una sua resistenza nei confronti di un adente. Va detto che Lombardi, finito a processo con l’accusa di lesioni e resistenza ad un agente di Polizia Penitenziaria, è stato assolto perchè il fiuto non sussiste. L’uomo, che nel frattempo ha finito di scontare la pena ed è uscito dal carcere, ha sempre sostenuto di essere stato picchiato dagli agenti come atto di ritorsione proprio per la sua resistenza nei confronti di un poliziotto.

Il caso Castrogno era finito alla ribalta della cronaca nazionale. L’ex comandante, subito dopo l’esplosione del caso, aveva ammesso che era sua la voce che si sentiva nel colloquio shock registrato sul ed. E lui che diceva: “n detenuto non si massacra in sezione, si massacra sotto. Abbiamo rischiato una rivolta perchè il negro ha visto tutto”. Quel testimone era Uzoma Emeka, detenuto nigeriano morto in carcere un mese dopo i fatti, stroncato da un tumore al cervello non diagnosticato. E questa mattina l’avvocato Vincenzo di Nanna, referente per l’Abruzzo della lista Amnistia, Giustizia e Libertà parlerà di un altro episodio di tentato suicidio nel carcere teramano di Castrogno. Lo farà nel corso di una conferenza stampa in cui illustrerà i provvedimenti che sono stati adottati dall’autorità giudiziaria.

Il Centro