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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 05/02/2013  -  stampato il 11/12/2016


Ispettrice di Polizia Penitenziaria, indagata per molestie e minacce aggravate

Una poliziotta penitenziaria, nel carcere femminile della Giudecca, è indagata per minaccia aggravata e molestie telefoniche. I fatti si riferiscono al 2011. In questo anno, l'indagata ha ripetutamente minacciato alcuni dipendenti del corpo penitenziario, tanto da costringerli a firmare un esposto contro l'ispettrice. (ndr)

Minaccia aggravata e molestie telefoniche. C’era stata una vera e propria guerra nel 2011 tra le due ispettrici della Polizia penitenziaria in servizio nel carcere femminile della Giudecca, una guerra che aveva coinvolto anche altre dipendenti del corpo tanto che in otto avevano firmato un esposto al Provveditorato regionale per il Veneto contro l’ispettrice comandante, che ora si trova anche indagata per quei due reati.

A condurre le indagini è il pubblico ministero di Venezia Massimo Michelozzi, che ha disposto anche il sequestro della scheda telefonica Sim del cellulare dell’ispettrice capo per appurare se le telefonate alla collega siano davvero partite dal suo apparecchio.
Nell’esposto firmato da otto agenti, tra cui la vice del capo, si sostiene che la responsabile avrebbe tenuto atteggiamenti vessatori verso il personale. Non solo, la vice comandante ha denunciato anche di aver ricevuto pesanti minacce e numerose telefonate al suo cellulare.

I carabinieri della Polizia giudiziaria avrebbero stabilito, grazie alla scheda sequestrata, l’esistenza delle telefonate dal cellulare dell’una, l’indagata, a quella dell’altra, la parte offesa. Queste le date: il 21 dicembre 2011 e il 22 gennaio dell’anno immediatamente successivo.

L’avvocato romano Ernesto Trimarco, difensore dell’indagata, ha presentato ricorso al Tribunale di Venezia del riesame per riavere la scheda telefonica, ma i giudici veneziani hanno respinto la richiesta. Nelle motivazioni scrivono che “il sospetto che sia stato commesso il reato è sussistente e a questo non osta la comprovata reciproca ostilità da tempo caratterizzante i rapporti tra le due ispettrici”.

In realtà, inizialmente le due ispettrici andavano d’amore e d’accordo tanto da aver avuto anche una relazione, rapporto poi di cui era venuto a conoscenza il marito di una delle due che aveva chiesto l’intervento del cappellano del carcere. Poi, però, con l’arrivo di una nuovo comandante il loro rapporto si era guastato. Comunque, il Provveditorato, in seguito all’arrivo dell’esposto e ad una veloce istruttoria, aveva disposto il trasferimento “per incompatibilità ambientale” delle protagoniste della vicenda e non solo delle due ispettrici. L’avvocato Trimarco, però, ha presentato ricorso al Tar e l’ha anche vinto, ottenendo il rientro di una delle due. Mentre l’altra è andata in pensione, ma resta in piedi l’indagine penale.