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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 05/02/2013  -  stampato il 04/12/2016


Amministrazione Penitenziaria nel caos, avvicendare vertici del DAP

“L’escalation dei tentativi di evasione, delle evasioni, delle continue aggressioni ai danni del personale del Corpo, dei suicidi dei detenuti e del personale dei Baschi Blu, appalesano una situazione carceraria ormai al collasso che reclama una politica seria e strutturale non più eludibile. Ma è altrettanto necessario un avvicendamento dei vertici dell’Amministrazione penitenziaria, in particolare del Capo del Dipartimento e del Vice Capo del Dipartimento, che hanno dimostrato una assoluta mancanza di progettualità, demotivando il personale di Polizia penitenziaria che si sente quanto mai abbandonato e soprattutto inutile, in quanto lo si vorrebbe sacrificare sull’altare della vigilanza dinamica la cui filosofia compendiabile “dal controllo alla conoscenza del detenuto” sta destabilizzando il sistema carcere”.

E’ quanto scrive Donato CAPECE, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE in una nota diretta al Ministro della Giustizia, Paola SEVERINO in relazione agli ultimi eventi critici accaduti in diverse carceri italiane.

Il SAPPE punta “il dito” anche su talune discutibili scelte dell’Amministrazione Penitenziaria come, in relazione alla recente evasione di due detenuti dagli Istituti penali di Parma, la constatazione che “nonostante quello parmigiano sia un centro penitenziario con uno spessore detentivo di spiccata rilevanza sia per il numero che per la tipologia dei detenuti ivi ristretti quel che in realtà manca è una efficace strategia sull’organizzazione operativa della sicurezza.

Il primo Sindacato della Polizia Penitenziaria, che lunedì mattina alle 10.30 terrà una conferenza stampa in carcere, ha invitato la Ministro della Giustizia Paola SEVERINO “nell’ambito della indagine ispettiva disposta, a voler rifuggire da logiche ispirate alla agevole figura del “capro espiatorio”, non sottovalutando la sistematicità della crisi dell’esecuzione penale in atto, le cui deficienze, stratificatesi nel tempo (ferme restando le eventuali responsabilità del caso in esame), appaiono proiettarsi verso l’alto: si ponga mente alla politica c.d. della vigilanza dinamica caldeggiata dagli attuali vertici del DAP, al blocco del turn over, all’innalzamento della età pensionabile anche per le Forze di Polizia, alla riduzione dei capitoli di bilancio destinati alla liquidazione delle prestazioni straordinarie, al deprimento graduale ma progressivo delle risorse economiche destinate alla sicurezza delle carceri, tanto da ripercuotesi significativamente sugli impianti antintrusione, antiscavalcamento (quando esistono), sulla video sorveglianza, sulle video conferenze e sull’efficienza dei mezzi deputati alle traduzioni in gran parte vetusti e da rottamare: diversamente dallo sfavillante parco auto del DAP. “

ANSA