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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 12/02/2013  -  stampato il 04/12/2016


Certificati medici falsi per far uscire di galera boss mafiosi: arresti nella Capitale

Certificati medici in carcere falsi per ottenere permessi di uscita dal carcere. Sgominata banda di professionisti che operava a Roma da circa 10 anni!

Un servizio reso a boss e criminali per sconti di pene e scarcerazioni. Avvocati e medici erano come una sorta di virus della giustizia che da dieci anni a Roma permetteva ai criminali di 'bypassare' la galera. Erano loro a stabilire che, per i loro assistiti, il grado di giudizio non fosse inflitto da un tribunale ma da un certificato medico. A finire in manette, dopo le dichiarazioni di un pentito, sono otto professionisti della capitale, accusati di corruzione e false perizie con l'aggravante dell'utilizzo di metodi mafiosi.

E cosi' per anni alcuni trafficanti di droga e un killer si sono trovati fuori dal carcere. Nell'ordinanza, secondo alcune dichiarazioni ancora finora non verificate dagli investigatori, figura anche il nome del boss Michele Senese.

Ad avviare il sistema, secondo le indagini della Squadra Mobile di Roma che ha eseguito gli arresti, era principalmente un avvocato penalista, Marco Cavaliere, che sceglieva i clienti piu' facoltosi che potessero pagare somme che andavano dai novemila ai 70mila euro per una scarcerazione. Poi il compito di emettere falsi certificati passava ad alcuni periti nominati dal Tribunale per la redazione di documenti che consentissero il ricovero dell' 'indagato-cliente' nella clinica Sant'Alessandro, di Massimo Romeo, che ora figura tra gli arrestati.

Ma per uscire dalle sbarre i clienti dovevano garantire il denaro. 'E' un altro di quelli che puo' pagare? O che non puo' pagare? Scusami perche' senno' e' un problema', si legge in un'intercettazione. A far scattare le indagini sono state le dichiarazioni di un pentito che si trova da diversi anni nella Capitale. Ad essere coinvolto e' uno stesso medico di una Asl, Arcangelo Italiano, in servizio al Centro di Igiene Mentale, il quale aveva certificato la necessita' di un ciclo di incontri con il paziente per dimostrare i problemi psichici di un indagato. Il calendario delle visite era deciso dallo stesso paziente e gli incontri duravano al massimo due minuti nei quali il professionista doveva esaminare il paziente, redigere un certificato e riscuotere i soldi. Tutta falsa documentazione che 'garantiva' permessi o scarcerazioni. Un sistema che, secondo gli investigatori, durava da circa dieci anni e avrebbe permesso di uscire dalle prigioni noti esponenti della criminalita' organizzata campana e romana. L'avvocato Cavaliere e' accusato di aver favorito due trafficanti di droga, Mario Di Gregorio e Carmine Bongiorno, e il responsabile di un omicidio condannato in primo grado a 23 anni, Voli Edmund Gvock, albanese.

I medici che avrebbero collaborato al sistema criminale sono Valerio Di Tullio, Alfonso Sestito, entrambi iscritti all'albo dei periti presso il Tribunale di Roma, Arcangelo Italiano, medico impiegato presso il centro di igiene mentale e Massimo Romeo, proprietario della clinica Sant'Alessandro.

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