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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 23/02/2013  -  stampato il 04/12/2016


Evasione Varese: Comandante della Polizia Penitenziaria aveva segnalato al DAP le carenze della sicurezza a gennaio

Il Comandante della Polizia Penitenziaria del carcere di Varese dove è avvenuta l'ultima evasione, aveva segnalato da gennaio le gravi carenze sulla sicurezza. La relazione ferma sulle scrivanie del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria (DAP) da allora.

Note da tempo. Di più, messe nero su bianco da chi deve sovraintendere alla sicurezza interna. E, ciliegina sulla torta, decisive nel favorire la fuga dei tre romeni evasi nella notte fra mercoledì e giovedì. Le carenze strutturali del carcere dei Miogni avrebbero giocato una parte decisiva nell’impresa del terzetto di immigrati datosi alla macchia dopo aver segato le sbarre del bagno della loro cella e aver scavalcato il muro di cinta con una corda realizzata annodando delle lenzuola.

A dirlo sono gli investigatori, coordinati dal pm Annalisa Palomba, anche sulla base di una relazione firmata da Alessandro Croci, comandante della Polizia Penitenziaria varesina. Il documento - ora nei fascicoli dell’inchiesta - fu consegnato alla direzione della casa circondariale il 10 gennaio scorso e, da lì, è finito sui tavoli del Dap, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria nazionale. Quelle pagine rappresenterebbero un cahiers de doléances sulle condizioni del carcere costruito nell’800. Fra le segnalazioni, a detta degli inquirenti, sono presenti anche le lacune che i tre stranieri avrebbero sfruttato per condurre in porto il loro piano. In particolare nell’elenco si citerebbero mancanze legate a spazi aperti «scoperti», buchi nel sistemi di videosorveglianza e nei dispositivi anti-scavalcamento e intrusione.

E poi il cattivo stato della struttura nel complesso, tanto più inquietante se si pensa che, a detta degli investigatori, sarebbe bastato un quarto d’ora per tagliare le due sbarre della finestra scelta dai tre evasi come varco iniziale per la loro ritirata. Se la situazione generale del penitenziario ha avuto un ruolo importante nella buona riuscita dell’evasione, è chiaro che i tre fuggitivi hanno potuto contare su qualche appoggio. Per questo in procura sono aperti due fascicoli. Uno, per il reato di evasione, intestato ai romeni scappati. L’altro, invece, si propone di indagare sull’ipotesi di procurata evasione e al momento non ha nomi iscritti al suo interno.

Dagli investigatori filtrano pochi dettagli su questo secondo filone, se non che si seguono piste sia esterne che interne, tanto è vero che il pm ha delegato per le indagini due forze di polizia. La squadra mobile si occuperà di verificare se qualcuno, durante i colloqui o in altre occasioni, ha dato una mano ai romeni, fornendo loro il materiale necessario, in primis la lima per segare le sbarre. Alla Polizia penitenziaria toccherà verificare se i tre hanno potuto contare su complicità all’interno del carcere.

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