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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 24/02/2013  -  stampato il 08/12/2016


Il vecchio carcere di Varese cade a pezzi ma non verrą riparato, i soldi servono per il nuovo che non si farą

Dopo l’evasione rocambolesca di tre detenuti dai Miogni è tornato di strettissima attualità l’annosa questione del carcere in città. Pratica che, per un problema di mancanza di soldi pubblici, è ferma al palo da ben tre anni. Il piano carceri varato dal governo Berlusconi nel 2010 infatti ha messo l’amministrazione cittadina in una condizione che ha del paradossale: obbligata da un decreto a indicare un’area dove realizzare il nuovo carcere, una maxi struttura che dovrebbe contenere almeno 450 detenuti, non ha ancora ricevuto però i soldi dovuti dal ministero di Grazia e Giustizia per procedere con l’operazione; nel frattempo, come se non bastasse, il vecchio e fatiscente Miogni sulla carta risulta un carcere dismesso: significa che il ministero non spenderà un centesimo per sistemarlo o ampliarlo. Nel frattempo, qualcuno deve intervenire quanto meno per "mettere una pezze" viste le lacune denunciate dagli stessi operatori, come nell’ultima relazione del comandante della Polizia penitenziaria risalente a un mese fa. Il Comune, però, non ha le risorse necessarie per fare alcunché.

"Non ho la minima idea di quello che succederà perché è una partita totalmente in mano al ministero e al provveditore regionale per le opere pubbliche - afferma il sindaco Attilio Fontana - Da parte nostra abbiamo fatto quello che ci hanno chiesto a tempo debito, cioè indicare un’area, ma non abbiamo più avuto notizie. In ogni caso dubito fortemente che ci siano le risorse per farlo".

Il piano carceri imponeva alle amministrazioni comunali delle grandi metropoli e di altre otto città considerate strategiche - Varese, Brescia, Bolzano, Pordenone, Pinerolo, Paliano, Latina e Marsala - di mettere a disposizione delle aree, non necessariamente di proprietà comunale, per edificare la nuova struttura. Formalmente, il quartiere indicato dal consiglio comunale il 23 ottobre 2008 è ancora quello dei Duni a Bizzozero, ma il sindaco da tempo ha messo il veto. "Per quanto mi riguarda non se ne parla di rovinare una delle ultime zone verdi rimaste", ribadisce Fontana. Anche perché la nuova edilizia carceraria prevede strutture a un solo piano con un consumo di territorio decisamente esteso. Così l’Amministrazione ha individuato altre zone, in primis un terreno nel rione Valle Olona, nonostante qualche difficoltà relativa al rischio idrogeologico per il quale però sono già in corso opere di messa in sicurezza sul corso del fiume per circa 2 milioni di euro, finanziati dalla Regione e da fondi europei. Il problema però resta ancora di natura economica.

Costruzione della struttura a parte, il collegamento con la rete fognaria e tutte le opere accessorie infatti dovrebbero essere a carico del Comune, secondo il ministero, senza che però lo Stato paghi in cambio gli oneri di urbanizzazione o realizzi strutture necessarie alla cittadinanza. L’amministrazione non fa i salti di gioia all’idea di accollarsi anche queste nuove, ingenti spese. Impossibile anche utilizzare le aree dismesse: anche qui questione pecuniaria, tanto per cambiare.

Intanto oltre alle condizioni strutturali a dir poco problematiche, con una capienza regolamentare di 53 posti e una massima tollerata di 99 il Miogni non rispetta nemmeno la normativa europea sugli spazi per ogni detenuto.

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