www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 25/02/2013  -  stampato il 04/12/2016


Si cerca la donna misteriosa che ha aiutato i tre evasi da Varese

Tutti e tre i romeni evasi sono stati acciuffati, ma la vicenda è tutt’altro che conclusa. Già, perché di punti ancora da chiarire sulla fuga dal carcere dei Miogni - avvenuta nella notte tra mercoledì 20 e giovedì 21, con tanto di lenzuola annodate - ce ne sono almeno due, non certo secondari. Il primo riguarda il ruolo della compagna di Daniel Parpalia, l’ultimo a tornare dietro le sbarre dopo essersi costituito sabato sera ai carabinieri di Vigevano. Proseguono a ritmo serrato gli accertamenti per rintracciare la donna, anch’ella di nazionalità romena, che avrebbe avuto un ruolo tutt’altro che marginale nella rocambolesca evasione.

Proprio lei, secondo quanto affermato da Marius Bunoro – il primo ad essere catturato sul treno verso Lugano – durante la convalida di arresto al Tribunale di Como, avrebbe atteso il terzetto in auto con il motore acceso, portandoli poi verso la frontiera. In base alle prime informazioni, le indagini della Squadra Mobile guidata da Silvia Carozzo si concentrerebbero soprattutto in Italia dove del resto è stato trovato Parpalia.

Ma il ruolo della "donna misteriosa" non è certo l’unico grosso interrogativo della faccenda. L’altro filone di indagine è legato al fascicolo per procurata evasione, aperto a carico di ignoti dal sostituto procuratore Annalisa Palomba. Questi accertamenti vogliono fare luce sia all’interno che all’esterno del carcere varesino, per chiarire tempi e modalità degli aiuti ricevuti nella pianificazione della fuga. Insomma, in questo caso, la domanda a cui gli inquirenti dovranno rispondere è fondamentalmente una: come ci è arrivata in cella quella lima seghettata con cui sono state neutralizzate le sbarre? Ulteriori elementi potrebbero giungere dagli interrogatori dei tre: a Como il processo per direttissima di Bunoro è stato rinviato a domani; mentre per quanto riguarda Victor Sorin Miclea (l’unico in carcere per sfruttamento della prostituzione, e non per furto come gli altri due) bisognerà valutare se applicare la richiesta formale di estradizione, con tempi più lunghi, oppure gli accordi bilaterali previsti dal trattato di Schengen, con rientro immediato.

Parpalia invece si trova ancora nel carcere di Vigevano: l’uomo si è presentato sabato sera ai carabinieri della Stazione di Gravellona Lomellina, chiedendo di parlare col capitano del comando di Vigevano. Ai militari pavesi, il romeno ha raccontato dell’evasione con due complici, della fuga in Svizzera e del rientro in Italia. Non avrebbe però chiarito come ha fatto ad arrivare poi alla caserma di Gravellona, che tra l’altro non è neppure vicina a stazioni ferroviarie o dei bus. Motivo in più per indagare sugli aiuti che ha ricevuto.

www.prealpina.it