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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 26/02/2013  -  stampato il 10/12/2016


Il carcere pił "umano" al mondo

In Norvegia si trova il carcere migliore del mondo. Le celle del carcere sono considerate di lusso e i detenuti vengono trattati, dai poliziotti penitenziari, in modo diverso rispetto alle nostre carceri (ndr)

Sull’isola di Bastoy, in Norvegia, sorge una delle carceri più grandi del paese. I prigionieri, tra i quali per un certo periodo ha figurato anche Anders Breivik, vivono in condizioni che molti definiscono “comode e di lusso”. Eppure la Norvegia ha il più basso tasso di recidività d’Europa.

È il quotidiano britannico Guardian a compiere questo viaggio all’interno del carcere di Bastoy, situato qualche chilometro al largo della costa norvegese, collegato con un servizio di traghetti che serve esclusivamente per i trasporto dei detenuti e del personale carcerario. “Qui ci danno fiducia e ci responsabilizzano – spiega Petter, che sta scontando una pena per traffico di droga – Ci trattano come persone adulte”. È difficile fare un paragone tra questa prigione e una qualsiasi altra struttura detentiva del resto d’Europa: a Bastoy e celle hanno la televisione, ci sono computer, le docce, i bagni sono puliti. Alcuni prigionieri sono in celle di isolamento, ma la maggior parte dei detenuti passano il proprio tempo studiando, lavorando o imparando un mestiere. Invece che del “braccio”, qui ci sono piccoli quartieri. Questa lontananza fisica tra i detenuti sembrerebbe anche essere funzionale a limitare il diffondersi di quella “cultura da carcere” che, spesso, fa precipitare gli ex detenuti nella recidività. La Norvegia, infatti, ha un tasso di recidività minore del 30%, il più basso d’Europa e circa la metà di quello della Gran Bretagna.

“È come vivere in un villaggio, in una comunità – racconta ancora Petter, che guida il giornalista inglese nel carcere – Ognuno ha il suo lavoro. Ma abbiamo anche del tempo libero, quindi possiamo pescare o nuotare. Sappiamo di essere prigionieri, ma ci sentiamo delle persone”. L’isola di Bastoy misura 2,6 chilometro quadrati e conta solo 35 poliziotti penitenziari. Il loro compito principale è quello di contare i prigionieri – alla mattina, due volte al giorno e alla sera – soltanto quattro poliziotti penitenziari restano sull’isola dopo le quattro del pomeriggio. I detenuti vivono a gruppi di sei persone dentro alcune casette: condividono la cucina e gli altri spazi comuni, ma ognuno ha una stanza singola. “L’idea – spiega un altro detenuto – è quella di tenerci abituati alla vita fuori dal carcere”. I carcerati norvegesi possono chiedere di essere trasferiti a Bastoy per i loro ultimi cinque anni di condanna. La legge non prevede né la pena di morte né pene detentive superiori ai 21 anni. Ogni tipo di criminale, indipendentemente dal tipo di reato commesso, può essere accettato.

“La perdita della libertà sembra l’unica cosa che affligge queste persone – scrive il giornalista del Guardian Erwin James – Ed è comprensibile che alcune persone possano trovare questo sistema carcerario piuttosto controverso: nell’immaginario collettivo, una prigione è il posto delle rinunce, e il comfort domestico non è previsto. Ci vuole coraggio per diffondere la filosofia di Bastoy fuori dalla Norvegia ma, allo stesso tempo, i politici dovrebbero prendere nota della rivoluzione riabilitativa che avviene su questa piccola isola”.

Fonte: giornalettismo.com