www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 02/03/2013  -  stampato il 07/12/2016


Tubercolosi al carcere di Brescia: iniziati gli accertamenti sanitari per monitorare il contagio

Tante volte i sospetti e i timori della vigilia si erano fortunatamente sciolti davanti ad un accertamento clinico con esito negativo, ad un test di Mantoux che non dava segni di positività. Questa volta non è andata così bene e l’ultimo accertamento (l’esame dell’escreato) disposto dai medici ha decretato, senza ombra di dubbio, la diagnosi: tubercolosi.

Detto di un detenuto del carcere di Canton Mombello ha l’urgenza dell’allarme rosso, del rischio epidemia in un ambiente dove vivono 500 reclusi in un posto che ne tollera la metà. Subito è scattato il ricovero dell’uomo, un italiano di 42 anni, in cella da metà gennaio, nel reparto infettivi dell’Ospedale civile di Brescia dove, in isolamento, è iniziata la terapia antibiotica del caso. È il primo episodio di Tubercolosi che la direttrice Francesca Gioieni si trova ad affrontare dal suo arrivo in terra bresciana, in quello che tutta Italia considera un carcere di frontiera, il più sovraffollato della Penisola.

“Appena abbiamo avuto il responso delle analisi - conferma la direttrice Francesca Gioieni - è stato disposto il ricovero in ospedale del detenuto e con la collaborazione dell’Asl è scattata la profilassi. Quando i detenuti vengono accolti nella struttura sono sottoposti ad una serie di accertamenti per valutarne lo stato di salute e quando nascono sospetti dell’esistenza di patologie infettive vengono fatti gli accertamenti del caso. Fino ad ora tutti i sospetti di Tbc che avevamo sui detenuti si erano sempre rivelati negativi, questa volta no e dobbiamo far fronte ad una situazione che, in una struttura sovraffollata come Canton Mombello, richiede molta tempestività”.

Il detenuto era in cella con altre otto persone, subito sottoposte al test di Mantoux (la vecchia prova della “tubercolina” che anni fa agitava l’infanzia di molti) e alla profilassi prevista dai protocolli. Stesso trattamento per il personale di Polizia Penitenziaria e per gli altri carcerati che sono venuti a contatto negli spazi di socializzazione con il malato, che, non appena ha dato segni di sofferenza, è stato sottoposto a tutti gli accertamenti del caso (all’interno del carcere esiste una sezione clinica gestita dall’Ospedale civile di Brescia).

Il caso di Tbc a Canton Mombello ha messo in allarme le autorità sanitarie, anche perché in una struttura a questi livelli di sovraffollamento (per denunciare il quale esistono 400 ricorsi pendenti davanti alla Corte Europea) una malattia infettiva potrebbe avere effetti epidemiologici incontrollabili. La casa circondariale, dopo un progressivo svuotamento avvenuto alcuni mesi fa, è tornata ai livelli degli anni più critici. Mentre le promesse di un dimezzamento degli ospiti con il trasferimento di circa 200 detenuti nel carcere ristrutturato e ampliato di Cremona è per ora lettera morta. Se ne parlò a dicembre. Oltre due mesi - e un caso di tubercolosi - fa.

Corriere della Sera