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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 03/03/2013  -  stampato il 07/12/2016


Attivitą tecniche/ambientali del NIC di Secondigliano permettono la cattura di 19 affiliati al clan dei casalesi

Alle prime ore del mattino del 28 febbraio scorso le Squadre Mobili delle questure di Caserta e Firenze, coordinate dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, a seguito di una articolata e complessa attività di indagine, hanno eseguito 19 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dall'ufficio GIP del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli nei confronti dei soggetti di cui all'allegato elenco, affiliati al clan camorristico dei casalesi ed in particolare alle famiglie SCHIAVONE - IOVINE -RUSSO.

L'attività di indagine, protrattasi per circa tre anni e precisamente dal 2009 al 2012, inizialmente finalizzata alla cattura dell'alierà latitante IOVINE ANTONIO, detto "o NINN", poi tratto in arresto a San Cipriano D'Aversa il 17 novembre 2010, si è progressivamente concentrata sugli interessi economici gestiti dal gruppo camorrista nella zona di Gricignano d'Aversa, Succivo e comuni limitrofi per poi estendersi in ambito nazionale ed in particolare nel territorio toscano.

Particolarmente significative sono risultate, poi, le attività tecniche video/ambientali eseguite con il prezioso contributo del N.I.C. della Polizia Penitenziaria presso il Centro Penitenziario di Napoli Secondigliano, che hanno svelato come gli affiliati, seppur detenuti, continuassero a svolgere il proprio ruolo all'interno del clan camorrista, assicurando assistenza ai detenuti, garantendo una certa continuità nel pagamento degli stipendi agli affiliati ed ai loro familiari nonché gestendo la circolazione delle notizie su eventi esterni riguardanti le dinamiche interne del clan. Le indagini hanno, inoltre, consentito di accertare come all'interno del carcere i detenuti appartenenti a diverse organizzazioni criminali concordassero strategie comuni per condizionare l'esito di un processo in corso presso il Tribunale di Lucca sorto a seguito della denuncia, chiaramente strumentale, sporta da un affiliato al clan dei casalesi per liberarsi del suo aguzzino appartenente ad altra nota organizzazione camorrista napoletana e stabilitosi da tempo nella regione Toscana. Le conversazioni intercettate, infatti, hanno svelato l'intensità dei rapporti tra le diverse componenti della criminalità organizzata locale e nazionale e la agevole circolazione delle notizie e dei messaggi all'interno del carcere e dal carcere all'esterno e viceversa.

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