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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 14/03/2013  -  stampato il 05/12/2016


Pietro Maso esce dal carcere di Opera definitivamente dopo 22 anni

 

Pietro Maso torna in libertà dopo 22 anni di carcere, gli ultimi scontati nel carcere di Milano Opera.

Allora ventenne, aveva ammazzato padre e madre, Antonio e Maria Rosa, di 52 e 48 anni, nella loro abitazione a Montecchia di Crosara, nel Veronese.

Il delitto era stato raccontato a lungo dalla stampa, seguito da una condanna a 30 anni e due mesi di carcere. Il prossimo 15 aprile Pietro Maso sarà di nuovo libero, scontati in prigione 22 anni dei trenta che doveva trascorrervi, grazie a un indulto e alla liberazione anticipata.

In carcere a Opera, alle porte di Milano, Maso ha goduto negli ultimi tre anni di diversi permessi-premio. Ha poi iniziato a lasciare prigione ogni giorno per andare a lavorare.

Alcuni mesi fa il padre spirituale, don Guido Todeschini, aveva parlato di lui come un uomo cambiato, che aveva affrontato "un serio cammino di fede e conversione".

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LA STORIA COMPLETA

16 aprile 1991: Pietro Maso, all'epoca 19 anni, uccide i genitori con l'aiuto di tre amici. Il duplice omicidio venne denunciato da Pietro, che aveva sostenuto di aver fatto la scoperta al ritorno a casa dalla discoteca, trovando i corpi dei genitori distesi in una pozza di sangue vicino ad una scala interna della casa. I coniugi Maso, Antonio e Rosa, erano stati uccisi con bastonate alla testa, e in un primo tempo si era pensato al tragico esito di una rapina. Ma i carabinieri erano stati insospettiti dallo strano atteggiamento del figlio, cosi' pronto a collaborare con gli investigatori, ma cosi' freddo e distaccato rispetto alla tragedia avvenuta in casa.

Dopo tre giorni di interrogatori, Pietro e i suoi tre amici,Giorgio Carbonin, Paolo Cavazza, con il diciasettenne B.D., avevano ceduto e confessato. Il delitto era stato architettato appunto perche' Maso potesse ottenere l'eredita', cosi' da mantenere quello stile di vita e di consumi che lo aveva fatto emergere tra gli amici del paese. Dalle indagini era emerso che Pietro aveva pensato anche ad eliminare le sue due sorelle, per essere l'erede di tutte le sostanze paterne. Scalpore fece la perizia affidata dall'accusa al prof.Vittorino Andreoli, che oltre a escludere che i tre fossero incapaci di intendere e volere, punto' il dito contro la societa' in cui il duplice delitto si inseriva. ''Una societa' -scrisse - improntata all' apparenza, incapace di risolvere nuovi problemi, che tende solo a negare o nascondere'' e ''una societa' che e' stata riempita di denaro, che e' diventato ilvero dio di questi luoghi e dove la scuola e' diventata unaperdita di tempo''.

Detenuto dal 19 aprile 1991, quando finì in carcere due giorni dopo l'omicidio, venne condannato nel 1992 a 30 anni e 2 mesi di reclusione per omicidio aggravato e si trova nel carcere milanese di Opera, da dove uscirà per la "fine della pena detentiva" il prossimo 15 aprile. Dal 9 ottobre 2008 l'uomo, che nel frattempo si è anche sposato, è in regime di semilibertà, ossia durante il giorno lavora come addetto alle pulizie al Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria e torna a dormire in carcere. Nell'aprile 2011 era stata proposta la revoca del beneficio della semilibertà, ma poi il Tribunale di Sorveglianza di Milano aveva rigettato l'istanza della Procura generale. In seguito, nel febbraio 2012, lo stesso Maso aveva chiesto di uscire dal carcere commutando la pena in detenzione domiciliare, richiesta 'bocciata' dai giudici di Sorveglianza. E nei mesi scorsi, infine, era stato lui stesso a rinunciare all' affidamento in prova ai servizi sociali. Alla condanna a 30 e 2 mesi vanno sottratti i 3 anni di indulto e 1800 giorni di liberazione anticipata. Così la pena scade il 15 aprile dopo quasi 22 anni (esattamente 22 anni meno quattro giorni) di carcere.

ANSA