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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 18/03/2013  -  stampato il 08/12/2016


Emergenza carceri: tre anni di emergenza, tre Ministri e la situazione nelle carceri peggiora

"Prendo atto che una Sigla sindacale confederale dell'Amministrazione Penitenziaria dica di vantare un canale preferenziale di comunicazione con la Ministro della Giustizia Paola Severino, tanto da ricevere in anteprima notizie che dovrebbero essere patrimonio di tutti e non solo di alcuni, come la firma degli assegni una tantum che il Personale di Polizia attende da molti mesi.

Se così fosse, se cioè la Ministro si premura di chiamare solo i Sindacati che le sono evidentemente simpatici, abdica al ruolo di equilibrio ed imparzialità intrinseco nel ruolo del Guardasigilli e calpesta quelle relazioni sindacali che sono frutto di battaglie decennali. Evidentemente la Fornero ha fatto scuola nell'Esecutivo Monti".

Lo dichiara Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, la prima e più rappresentativa organizzazione dei Baschi Azzurri in relazione ad un comunicato diffuso dalla Uil Penitenziari dove si dichiara di aver ricevuto una telefonata di cortesia da parte della Ministro Severino per fornire informazioni privilegiate.

"Le soluzioni della Guardasigilli e del Governo tecnico per contrastare la grave emergenza penitenziaria sono risultate inefficaci" prosegue Capece: "sono ormai più di tre anni - era il 13 gennaio 2010 - da quando il fu Governo Berlusconi decretò ufficialmente lo stato di emergenza nazionale conseguente all'eccessivo affollamento degli istituti penitenziari presenti sul territorio nazionale e la situazione. Anche il cambio di Esecutivo e la guida di Mario Monti non hanno cambiato lo stato delle cose.

Anzi, sono peggiorate: dai 64.791 detenuti che c'erano nelle 206 carceri del Paese il 31 dicembre 2009 siamo arrivati a contare 65.906 presenze il 28 febbraio 2013, rispetto ad una capienza regolamentare di poco superiore a 43mila posti letto. Abbiamo più del 39% dei detenuti in attesa di un giudizio, 24mila stranieri in cella, un detenuto su 3 tossicodipendente, il lavoro penitenziario che è un miraggio perché lavorano pochissimi detenuti e 6.000 poliziotti in meno negli organici.

E stare chiusi in cella 20/22 ore al giorno, senza far nulla, nell'ozio e nell'apatia, alimenta una tensione detentiva nelle sovraffollate celle italiane fatta di risse, aggressioni, suicidi e tentativi suicidi, rivolte ed evasioni che genera condizioni di lavoro dure, difficili e stressanti per le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria. Che impatto hanno avuto le riforme della Severino? Anche la scelta dei tecnici per la guida dell'Amministrazione Penitenziaria - il Capo ed il vice Capo Giovanni Tamburino e Luigi Pagano - è risultata fallimentare ed incapace di risolvere i problemi".

Sappeinforma