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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 22/03/2013  -  stampato il 07/12/2016


Il progetto dei circuiti penitenziari non funziona

Il progetto dei circuiti penitenziari non si basa sulla realtà che si vive in carcere. Il lavoro svolto ora da 4 poliziotti penitenziari sarebbe affidato ad un solo uomo. (ndr)

''Il progetto dei circuiti penitenziari studiato dall'Amministrazione penitenziaria e' in realta' un bluff. Il superamento del concetto dello spazio di perimetrazione della cella e la maggiore apertura per i detenuti deve associarsi alla necessita' che questi svolgano attivita' lavorativa e che il Personale di Polizia Penitenziaria sia esentato da responsabilita' derivanti da un servizio svolto in modo dinamico, che vuol dire porre in capo ad un solo poliziotto quello che oggi lo fanno quattro o piu' agenti, a tutto discapito della sicurezza".

Lo dichiara Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe. "Questo progetto elaborato dal Capo Dap Tamburino e dal vice capo Pagano in realta' non prevede affatto lavoro per i detenuti e mantiene il reato penale della 'colpa del custode' - continua Capece - E' quindi un progetto basato su basi di partenza sbagliate e non e' certo abdicando al ruolo proprio di sicurezza dello Stato che si rendono le carceri piu' vivibili (per i detenuti, e' ovvio).''
''La situazione penitenziaria e' sempre piu' incandescente e rincorrere la 'vigilanza dinamica ed i patti di responsabilita' con i detenuti, come vorrebbe il Dap, e' una chimera: cosa dovrebbero fare tutto il giorno i detenuti, girare a vuoto nelle sezioni? - prosegue il sindacalista - In carcere quello che manca e' il lavoro, che dovrebbe coinvolgere tutti i detenuti dando quindi anche un senso alla pena e invece la stragrande maggioranza dei ristretti sta in cella 20 ore al giorno, nell'ozio assoluto"

fonte: Adnkronos