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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 28/03/2013  -  stampato il 04/12/2016


Escono dal carcere e commettono reati: studio dimostrerebbe correlazione tra attivitą cerebrale e propensione a delinquere

Potenziali criminali anche dopo l'uscita dal carcere: studio statunitense avrebbe trovato una correlazione tra attività cerebrale e propensione a commettere reati.

Predire la condotta futura di un detenuto spiandone il cervello con la risonanza magnetica: è la prospettiva che, per quanto fantascientifica, si profila all’orizzonte.

Uno studio pubblicato sulla rivista Pnas mostra infatti che la risonanza può predire con una certa accuratezza quali criminali reitereranno il reato una volta rilasciati. Lo studio, su 96 detenuti prossimi al rilascio, è stato condotto da Kent Kiehl, neuroscienziato presso l’istituto no-profit Mind Research Network ad Albuquerque, (Nuovo Messico - Usa). È emerso che leggendo i risultati della risonanza è possibile prevedere se, una volta rilasciato, il detenuto trasgredirà nuovamente la legge oppure no.

Gli esperti hanno registrato con la risonanza l’attività neurale dei detenuti in particolare in un’area del cervello chiave per prendere decisioni e reprimere i gesti impulsivi, la corteccia cingolata anteriore (sulla fronte). E hanno esaminato l’attività di questo circuito neurale mentre i detenuti eseguivano dei semplici compiti decisionali e reprimevano reazioni impulsive. Il comportamento dei detenuti è stati poi seguito per i quattro anni successivi al rilascio. I ricercatori hanno trovato delle nette differenze nei profili di attivazione della corteccia che corrispondono alla condotta che i detenuti tengono una volta liberi.

Quelli che commetteranno un nuovo reato presentano una attività ridotta nella corteccia cingolata. Anche se la tecnica è lungi dal divenire applicabile in ambito giudiziario, non può non richiamare alla mente la trama del film Minority Report dove i crimini erano puniti ancora prima di essere commessi perché predetti da un gruppo di sensitivi.

ANSA