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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 28/03/2013  -  stampato il 04/12/2016


Tornare alla vecchia dizione di Agenti di Custodia: il Ministro Severino lancia la proposta

Durante il suo intervento in occasione della visita di Papa Francesco all'istituto minorile di Roma Casal del Marmo, il Ministro Severino propone di tornare alla vecchia dizione di "Agenti di Custodia".

Severino ha ricordato che ''gli agenti di Polizia Penitenziaria prima si chiamavano agenti di custodia. Io riproporrei che fossero chiamati cosi, perche nel termine 'custodire' -ha proseguito- c'e' tanto sentimento e tanto amore ed e' quello di cui questi ragazzi hanno bisogno per tornare nella societa guariti, come possono fare...

''Oggi Papa Francesco, a Casal del Marmo, ha consegnato uno straordinario messaggio di speranza ai giovani detenuti. Ma l'ha consegnato anche ai nostri poliziotti, donne e uomini della Polizia Penitenziaria, personale specializzato nel trattamento dei detenuti minorenni, che fanno davvero un encomiabile lavoro con una utenza particolarmente difficile e con molte criticita'. Poliziotti che sanno conciliare perfettamente il binomio di tutori dell'ordine e della sicurezza e di operatrici ed operatori del trattamento rieducativo con una particolare ed apprezzata sensibilita' umana.

Donato Capece, segretario generale del Sappe, Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria. ''Proprio per questo -aggiunge- non ci sono piaciute le parole della Ministro della Giustizia Severino, che vorrebbe proporre di chiamarci di nuovo 'agenti di custodia': evidentemente in un anno da Guardasigilli non ha capito bene qual'e' il nostro ruolo e la nostra funzione sociale. Peccato per lei''. ''Noi poliziotti penitenziari -spiega Capece- siamo quelli che vivono in prima persona i disagi del carcere perche' siamo in sezione 24 ore al giorno'', aggiunge.

''Se la politica volesse intervenire concretamente potrebbe farlo subito con 3 provvedimenti, che non ha preso neppure il Ministro Guardasigilli: mi riferisco a processi piu' rapidi, espulsione dei detenuti extracomunitari per far scontare loro la pena nel paese di provenienza e soprattutto far scontare la pena ai tossicodipendenti in una comunita' di recupero - conclude - E' ovvio che, se come oggi i detenuti stanno 20 ore in cella, questo alimenta le tensioni.

Dovrebbero lavorare, ma ci vuole una legge apposita e la volonta' politica per farla, che nel nostro Paese non c'e'''. ''In Germania e' cosi': lavorano con soddisfazione perche' stare fuori dalla cella da' senso di serenita' ed e' diverso che stare 20 ore rinchiusi senza fare nulla, alternandosi tra chi sta seduto e in piedi per mancanza di spazio. Questo acuisce la tensione, quindi aggressioni e tentati suicidi. Ed anche il Governo tecnico -conclude Capece- ha fatto poco o nulla per il carcere e chi ci lavora. Altro che le proposte anacronistiche di chiamarci di nuovo ''agenti di custodia!''.

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