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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 03/04/2013  -  stampato il 08/12/2016


Tubercolosi in carcere: 35 detenuti posti sotto sorveglianza sanitaria per probabile contagio nel carcere di Messina

Tubercolosi in carcere: nuovo caso nel carcere di Messina, si sospettano 35 detenuti contagiati.

35 detenuti posti precauzionalmente in isolamento sanitario dopo la scoperta ed il ricovero in ospedale di un detenuto italiano affetto da Tbc: è quando accade nel carcere di Messina, dove la vicenda ha suscitato l’ovvia preoccupazione di poliziotti, detenuti e familiari di questi ultimi, alcuni dei quali non hanno potuto oggi fruire del colloquio in Istituto.

“Purtroppo quanto accaduto nel carcere di Messina è un evento critico che sempre più frequentemente si verifica nelle carceri del Paese: questa malattia, riemersa dal passato, riveste in carcere una particolare gravità soprattutto in un contesto di sovraffollamento e promiscuità, dove non possono essere salvaguardate neanche le più elementari norme di medicina preventiva. Ma non può costituire un alibi per l’Amministrazione penitenziaria centrale l’assenza di un “programma di prevenzione” che preveda momenti formativi ed informativi sui rischi di contagio, affinché si evitino ingiustificati allarmismi, con la sottoposizione periodica degli operatori penitenziari a vaccinazioni, la dotazione degli istituti di kit di protezione ai rischi biologici da utilizzare nei casi di possibile trasmissione, quali immobilizzazioni, colluttazioni, perquisizioni personali ed ambientali, interventi occasionali da gesti anti conservativi, l’impiego della forza per resistere ad una violenza o per respingere un’aggressione e situazioni similari, l’indicazione di una scrupolosa profilassi da eseguire, soprattutto per i nuovi giunti, anche in relazione al periodo di incubazione dei vari agenti patogeni/biologici.

Siamo vicini ai colleghi di Messina per quanto accaduto, ed auspichiamo urgenti interventi da parte dell’Amministrazione Penitenziaria”.

E’ il commento di Donato CAPECE, Segretario Generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE (il primo e più rappresentativo della Categoria), alla presenza di un detenuto affetto da Tbc nel carcere di Messina.

“Auspico che il Ministro della Giustizia intenda assumere urgenti iniziative. Sono evidenti anche le responsabilità del Capo DAP Tamburino, che pontifica di vigilanza dinamica e patti di responsabilità con i detenuti, e del Vice Capo Pagano, che parla di rivoluzione nel trattamento penitenziario, a dimostrazione di come siano entrambi distanti molti anni ormai dalla quotidianità della vita in carcere. Peraltro, la necessità di uno screening su scala nazionale” conclude Capece, che auspica contestualmente un intervento ragionato e proiettato nel tempo da parte dell’Amministrazione penitenziaria “risulta quanto più utile ed opportuno in considerazione dell’alto tasso di detenuti stranieri provenienti da Paesi ove patologie, che in Italia sono da. tempo state debellate, sono assai radicate e diffuse, come dimostra il caso di Messina, anche in considerazione che il sovraffollamento favorisce, e non poco, la possibilità di contagio.”

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