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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 16/04/2013  -  stampato il 07/12/2016


Rissa nel carcere di Lucca: intervento della Polizia Penitenziaria evita il peggio

Rissa in carcere tra detenuti nel carcere di Lucca: “Sabato mattina è scoppiata una rissa fra i detenuti della III^ Sezione, dove sono complessivamente ristrette 67 detenuti. Arabi, georgiani, italiani e rumeni si sono affrontati colpendosi con caffettiere e lame delle scatolette. Due detenuti, un marocchino e un rumeno, sono stati violentemente colpiti e si è reso necessario portarli all’ospedale. Pare che le ragioni siano conseguenza di precedenti alterchi tra alcuni dei detenuti coinvolti nella rissa. La rissa, breve ma violenta, solo per il pronto intervento di altri Agenti da altri posti di servizio ha evitato pericolosissime conseguenze che neppure vogliamo immaginare. Nonostante tutto, dunque, i colleghi intervenuti sono riusciti ad evitare più gravi e pericolose conseguenze.

Ma cos'altro dovrà accadere o dovrà subire il nostro personale di Polizia Penitenziaria perché ci si decida ad intervenire concretamente sulle criticità di Lucca? La carenza di personale di Polizia Penitenziaria a Sanremo – circa 40 tra agenti, sovrintendenti ed ispettori in meno negli organici – il pesante sovraffollamento (sono circa 140 i detenuti presenti, dei quali il 60 per cento circa gli stranieri) con le conseguenti ripercussioni negative sulla dignità stessa di chi deve scontare una pena in celle affollate oltre ogni limite e soprattutto di chi in quelle sezioni deve lavorare rappresentando lo Stato come i nostri agenti) sono temi che si dibattono da tempo, senza soluzione, e sono concause di questi tragici episodi. Episodi di violenza che sono inaccettabili e vanno stigmatizzati e contrastati con fermezza.”

Lo dichiara Donato Capece, segretario generale del sindacato autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, la prima e più rappresentativa organizzazione di categoria.

“Nonostante le chiacchiere di Tamburino e Pagano, che pontificano sugli effetti salvifici di questa soluzione, la vigilanza dinamica dei penitenziari voluta dall’amministrazione penitenziaria per alleggerire l'emergenza carceraria è una resa dello Stato alla criminalità. Pensare a un regime penitenziario aperto; a sezioni detentive sostanzialmente autogestite da detenuti previa sottoscrizione di un patto di responsabilità favorendo un depotenziamento del ruolo di vigilanza della Polizia Penitenziaria, relegata ad un servizio di vigilanza dinamica che vuol dire porre in capo ad un solo poliziotto quello che oggi lo fanno quattro o più Agenti, a tutto discapio della sicurezza e mantenendo il reato penale della “colpa del custode”; ebbene, tutto questo è fumo negli occhi.

La realtà penitenziaria è che la Polizia Penitenziaria ha settemila agenti in meno, che i Baschi Azzurri non fanno formazione ed aggiornamento professionale perché l’Amministrazione evidentemente ha altro a cui pensare, come anche per le conseguenze di quell’effetto burn out dei poliziotti determinato dall’invivibilità di lavorare in sezioni detentive sistematicamente caratterizzate da eventi critici – suicidi, tentati suicidi, aggressioni, risse come quella del carcere di Lucca, atti di autolesionismo, colluttazioni. Non ha fatto niente il DAP, su tutto questo. Proprio per questo una delegazione del SAPPE della Toscana ha manifestato lo scorso 4 aprile davanti al Dipartimento a Roma: per chiedere l allontanamento del Capo Dipartimento Tamburino e del Vice Capo Pagano, primi responsabili di tutto ciò. E continueremo a farlo fino a quando non saranno avvicendati dalla guida del DAP”.

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Lucca: il personale aggredito dai detenuti ma per il Direttore “... non è successo niente!”