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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 18/04/2013  -  stampato il 05/12/2016


Poliziotto penitenziario e detenuto trans si scambiano lettere d'amore nel carcere di San Vittore

Agente penitenziao intrattiene rapporto epistolare amoroso con un detenuto trans del carcere di San Vittore.

Cantava un tempo Fabrizio De Andrè in «Storia di un impiegato» che «se c’è qualcosa da spartire, tra un prigioniero e il suo piantone, che non sia l’aria del cortile, voglio soltanto che sia prigione». Purtroppo non è andata esattamente così tra un detenuto sudamericano e un  polizotto penitenziario di San Vittore, in quanto l’aria del cortile l’hanno condivisa fin troppo. E forse non solo quella. Nel senso che si sono invaghiti l’uno dell’altro, al punto da scambiarsi affettuose lettere di simpatia e d’amore, con tanto di foto allegate, utilizzando la posta interna. Un amore difficile, di quelli che il regista Ozpetek racconta molto bene nei suoi film come «Saturno contro» o «Le fate ignoranti».

Lui, il detenuto extracomunitario, è infatti un transessuale, mentre l’agente è sposato con figli. Che è come mettere insieme il diavolo e l’acqua santa, la trasgressione estrema e l’ordine costituito, un abito trasandato e la divisa. Ma al cuore, si sa, non si comanda. E loro hanno obbedito, pagando un prezzo decisamente alto. Soprattutto l’agente di Polizia Penitenziaria, che oltre a mandare il matrimonio a rotoli e ad avere distrutto dieci anni di onorata carriera, si è visto trasferire d’urgenza a una struttura carceraria esterna di detenute madri.

Il trans, invece, è stato spedito all’ospedale psichiatrico giudiziario di Secondigliano, a Napoli, dove finirà di scontare la sua pena. Insomma uno a nord e l’altro a sud, tanto per essere sicuri che, almeno tra le sbarre di un carcere, non si vedano più. I loro incontri a San Vittore, invece, erano cominciati da qualche mese.
Galeotto, è proprio il caso di dirlo, è stato il loro continuo incrociarsi tra i corridoi del settimo raggio dell’ospedale milanese, dove c’è il reparto di medicina e dove vengono ricoverati i detenuti bisognosi di cure psichiatriche. In precedenza il trans era stato recluso al sesto raggio, dove ci sono i detenuti protetti (pedofili, violentatori, viados), ma poi era stato spostato al settimo per sua stessa richiesta. E qui ha cominciato a incontrare l’agente di Polizia Penitenziaria di servizio. Tra i due è nata subito una simpatia istintiva, che a poco a poco si è trasformata in qualcosa di più.

Tenerezza, affetto, forse amore. Insomma un sentimento, qualunque esso sia, sempre più difficile da controllare. Al punto che detenuto e guardia hanno cominciato a spedirsi lettere tramite la posta interna del carcere. L’agente avrebbe fatto anche di più, inserendo nelle buste anche foto della sua famiglia. Sta di fatto che circa un mese fa sono stati scoperti. Il loro atteggiamento tenero è stato notato da più d’uno e forse qualcuno si è lasciato andare a una soffiata. O forse semplicemente le loro lettere sono state lette da chi è addetto ai controlli della posta. E il grande amore si è infranto. Trasferiti tutti e due e aperta un’inchiesta, che dovrà stabilire se ci sono responsabilità penali nel comportamento dell’agente di Polizia Penitenziaria, cioè se ha approfittato della sua posizione per compiere abusi sul detenuto. In ogni caso, contro di lui, saranno presi severi provvedimenti disciplinari.

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