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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 24/04/2013  -  stampato il 03/12/2016


Assistente Capo arrestato a Rebibbia: portava schede telefoniche e informazioni in cambio di soldi

Assistente Capo della Polizia Penitenziaria di Rebibbia portava schede telefoniche e informazioni in carcere in cambio di due "finanziamenti" da 35 mila e 50 mila euro.

In cambio di "finanziamenti" - dai 35 ai 50mila euro - un agente della penitenziaria di Rebibbia portava schede telefoniche, corrispondenze "vietate" e informazioni riservate su fascicoli ai detenuti. Il processo per corruzione nei confronti di due carcerati (Gianluca Di Giovanni e Nello Muzzi), un assistente capo della Polizia Penitenziaria (A. G.) e un avvocato (Vincenzo Chiusolo) è iniziato ieri nell'aula 7 del tribunale di Roma.

L'inchiesta, portata avanti dal pubblico ministero Luca Tescaroli, è cominciata grazie all'intercettazione di un colloquio tra il detenuto Di Giovanni (peraltro coinvolto nella stessa identica situazione, replicata, due anni dopo, dopo il trasferimento nel carcere sardo di Badu 'e Carros) e il suo avvocato Chiusolo. Dietro quella conversazione si è scoperto un vero e proprio sistema in cui il poliziotto, stretto nella morsa dei debiti, si era messo a disposizione dei carcerati. Tra i "privilegiati" spunta anche il nome di Sergio Orsi (l'imprenditore dei rifiuti condannato nel processo in cui è finito anche Nicola Cosentino per aver favorito le infiltrazioni della camorra nella gestione della spazzatura di Santa Maria Capua Vetere) che però non è indagato in questo procedimento. "Quando monta in Sezione, A. G. si presta a tutto quello che gli chiediamo", si dicono i detenuti in conversazioni telefoniche intercettate. E infatti è proprio così.

L'agente infedele si affanna per portare nella cella di Di Giovanni schede telefoniche vergini in modo tale che lui possa comunicare tranquillamente con l'esterno e proseguire nella sua attività. Per un cumulo pena che va dalla truffa al riciclaggio Di Giovanni deve restare in carcere fino al 2018, ma, grazie al poliziotto, riuscì comunque a portare avanti i suoi affari. Tramite A. G. riceve anche lettere inviate da Domenico Pagnozzi, "O' Professore", personaggio di grossissimo spessore criminale, appartenente al clan della camorra. Tutto questo in cambio di 50mila euro, prelevati da un conto in Svizzera del detenuto, da restituire con rate mensili da 500 euro senza interessi.

Ancora: il poliziotto di Rebibbia per un altro finanziamento da 35.000 euro ha spulciato il fascicolo di Nello Muzzi negli archivi della casa circondariale e trovato preziose informazioni. "Fai denuncia per l'arresto subìto - gli dice al telefono non sapendo di essere ascoltato dai carabinieri - che è illegale la tua detenzione. Il tuo nome l'ha fatto qualcuno del tuo quartiere, qualcuno se l'è cantata, ma le prove a tuo carico sono presunte, puoi chiedere l'oblazione, la cancellazione del reato". E anche a lui cadeaux in schede telefoniche pulite per ottenere quel prestito e chiudere i conti con le finanziarie che lo tenevano, pure loro, sotto scacco.

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