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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 25/04/2013  -  stampato il 11/12/2016


Poliziotto accusato di omicidio colposo: detenuto si suicida, doveva essere controllato sui monitor

Detenuto si suicida impiccandosi in cella, poliziotto avrebbe dovuto controllarlo dal monitor.

Si era impiccato alle sbarre della sua cella nel carcere di Torino l’11 luglio 2010 ed era morto tre giorni dopo in ospedale. Ora per il suicidio di Antimo Spada, esponente minore del clan dei casalesi, è a processo un agente di Polizia Penitenziaria di 40 anni, che quel giorno era di turno nella sala monitor.

L’accusa, sostenuta dal Giancarlo Avenati Bassi, è di omicidio colposo perché per i 20 minuti in cui Spada aveva messo in atto il suicidio, pur essendo in un reparto ad alto controllo (era depresso da tempo e aveva già tentato di togliersi la vita), nessuno era intervenuto. Oggi in aula l’ispettore della polizia giudiziaria che si è occupata delle indagini ha ripercorso quei minuti attraverso i fotogrammi estrapolati dalle registrazioni delle telecamere della cella: alle 16.00 Spada ha scritto alcune lettere alla madre e alla sorella, poi alle 16.34 ha iniziato ad armeggiare con le lenzuola del letto, le ha agganciate alla porta della cella e si è impiccato. Solo alle 16.54 - secondo le indagini - si vede il primo poliziotto che entra nella cella e lo soccorre.

Secondo l’accusa gli operatori avrebbero dovuto monitorare costantemente i monitor e accorgersi prima di quanto stava avvenendo. L’imputato, assistito dall’avvocato Oreste Verazzo, ha sempre negato ogni addebito. La madre e la sorella di Spada si sono costituite parte civile.

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