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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 17/05/2013  -  stampato il 09/12/2016


Crollo nel carcere di Cagliari: si stacca parte del granito dove poco prima lavorava Polizia

Crollo nel carcere di Cagliari: una parte del granito crolla dal soffito, Tragedia sfiorata, poco prima stavano lavorando agenti di Polizia Penitenziaria. 

“Quel che è accaduto nel carcere di Cagliari, il crollo di un grosso pezzo di granito all’interno del penitenziario che solo per cause fortuite non ha avuto gravi conseguenze , è un drammatico evento che evidenzia la precarietà dei luoghi in cui lavorano i poliziotti e sono detenute tante persone. Mi auguro che il Ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri disponga all’Amministrazione Penitenziaria una urgente ricognizione nazionale per accertare la salubrità di tutte le carceri italiane”.

E’ il commento di Donato Capece, Segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), a quanto avvenuto nel carcere di Cagliari.

“Il grave episodio del Buoncammino deve servire da spunto per una immediata verifica della salubrità dei luoghi di lavoro nei quali sono impiegati gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria. Esistono ad esempio nuclei centrali e territoriali di vigilanza, VISAG, che non vigilano. La sicurezza e salubrità dei luoghi di lavoro nelle carceri è un optional: esistono (ma non dappertutto!) le figure professionali previste dalla specifica normativa ma poi non le si mettono in condizione di operare perché mancano la formazione e l’aggiornamento professionale.

In più occasioni abbiamo chiesto all’Amministrazione Penitenziaria di disporre un monitoraggio a livello nazionale finalizzato ad accertare se i rappresentanti della sicurezza presenti negli istituti penitenziari fossero effettivamente in possesso dei requisiti per l’esercizio del mandato perché è obbligo del datore di lavoro la formazione dei lavoratori, dei loro rappresentanti e dei responsabili ed addetti al servizio di prevenzione e protezione nonché degli incaricati delle attività di prevenzione ed incendi. La risposta è stata una annunciata sensibilizzazione dei provveditori regionali, che a loro volta forse hanno sensibilizzato i direttori delle carceri, ma corsi di formazione non se ne sono visti!

La realtà è che l’Amministrazione Penitenziaria continua a vivere in una dimensione virtuale rispetto alle reali criticità delle carceri e invece di promuoverne la salubrità pensa a introdurre la vigilanza dinamica dei poliziotti (ossia un agente in più posti di servizio) e patti di responsabilità con i detenuti, a tutto discapito della sicurezza dei nostri penitenziari, di chi ci lavora e di chi ci vive. Ma questo episodio deve fare riflettere, e molto.”

Sappeinforma