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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 30/05/2013  -  stampato il 02/12/2016


Sonia Alfano risponde al SAPPE sul caso Provenzano: i miei sono fondati sospetti

S. Alfano: Ho chiesto di essere sentita ma pm non mi chiamano Nessuna insinuazione ma sospetti su condizioni Provenzano - "Le mie non sono insinuazioni ma fondati sospetti.

Fin da subito il declino psicofisico di Provenzano mi è sembrato anomalo e non l`ho mai nascosto. Ho anzi chiesto, fin da dicembre, di essere sentita dagli organi competenti ma non ho ricevuto, ad oggi, alcuna comunicazione". Così Sonia Alfano risponde alle accuse del segretario generale del Sappe, Donato Capece, secondo il quale la Presidente della Commissione Antimafia del Parlamento Europeo avrebbe fatto `inutili e gravi insinuazioni` in merito allo stato di salute del boss Bernardo Provenzano, detenuto al 41bis nel carcere di Parma.

"Ho soltanto raccontato i fatti: il crollo di Provenzano è avvenuto in modo improvviso e inaspettato subito dopo l`aver preso in considerazione l`ipotesi, e ribadisco, l`ipotesi, della collaborazione e ha avuto una clamorosa accelerazione dopo la campagna stampa evidentemente ordita con l`intento di `spegnere` le eventuali buone intenzioni del boss e infangare la mia reputazione" spiega Alfano. "In fondo - sottolinea - chiedo semplicemente che si faccia chiarezza sul cosiddetto `protocollo farfalla` e che si verifichi se questo sia stato utilizzato per scoraggiare i detenuti intenzionati a collaborare con la giustizia.

Credo che il Paese abbia il diritto di avere una risposta chiara. Peraltro - aggiunge - non sono l`unica a nutrire dubbi su quanto accaduto. Anche Veltroni e Travaglio, giovedì scorso a `Servizio Pubblico`, hanno manifestato più di una perplessità. Mi auguro che il Sindacato della Polizia Penitenziaria si adoperi, come me - conclude - per far emergere la verità".

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