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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 04/06/2013  -  stampato il 11/12/2016


Carcere di Bollate, Sappe: carcere "modello", a parte un pò di sesso, qualche telefonino e un po' di droga ...

''Vorremmo sommessamente ricordare alla ministro della Giustizia Cancellieri che oggi ha sottolineato come quella del carcere di Milano Bollate sia una realta' da esportare, che 'una rondine non fa primavera'''.

Lo dichiara Donato Capece, segretario generale del Sappe, Sindacato autonomo Polizia Penitenziaria, commentando le parole del guardasigilli Annamaria Cancellieri sull'esperienza del carcere di Milano Bollate. ''Le carceri in Italia sono 206 (7 istituti per misure di sicurezza, 161 case circondariali e 38 case di reclusione) e sono quasi tutte in ben altre pessime condizioni rispetto a Bollate - denuncia capece - per cui citare l'esperienza e la realta' del carcere milanese avulso dalla complessiva realta' penitenziaria italiana vuol dire fornire una visione appunto fuorviante del sistema carcerario italiano.

Bisogna tenerlo bene in mente se si vuole davvero intervenire per migliorare le criticita' penitenziarie''. Capece ricorda ancora che ''il carcere milanese e' spesso portato ad esempio per le tante iniziative di trattamento rieducativo dei detenuti. Ma nella sua storia ci sono episodi che obbligano a suggerire di pensare piu' alla sicurezza e scegliere meglio i detenuti ai quali permettere un percorso rieducativo e trattamentale come la frequenza dei corsi scolastici. Penso ad esempio al caso della detenuta rimasta incinta dopo un rapporto sessuale fugace (e, quindi, evidentemente solo in teoria non consentito…) con un detenuto in carcere, con il quale frequentava un corso scolastico presso l'Area trattamentale.

O al maxi sequestro, nelle celle di Bollate nel dicembre 2009, di ben 8 telefoni cellulari, svariate carte d'identita' false e una certa quantita' di sostanze stupefacenti''.

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