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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 07/06/2013  -  stampato il 04/12/2016


Dozza, ancora emergenza:troppi detenuti e pochi posti

Dopo i ridimensionamenti post-terremoto torna il problema del sovraffollamento in carcere: il limite di tollerabilità di 882 detenuti è stato superato arrivando a quota 929. E L'arrivo dell'estate peggiorerà la situazione

Torna a crescere, riportando il sovraffollamento a livelli insostenibili, il numero di detenuti rinchiusi alla Dozza. Gli "sfollamenti" periodici pianificati dopo il terremoto, per alleggerire le presenze, sono finiti. A fronte di una capienza teorica di 483 persone - con il limite "tollerabile" di 882 - è stata sfondata quota 900, superata abbondantemente: i detenuti sono 860, le detenute 69. E l’estate - è il timore di sindacalisti, operatori e persone in cella - porterà inevitabilmente all’appesantimento delle condizioni di vita.

L’acqua è già un problema. Quella calda va e viene. Si fanno docce fredde sia nei reparti sia negli alloggi della Polizia Penitenziaria, perennemente sotto organico. La nuova caldaia, installata, non è ancora stata collaudata e non è operativa. Non solo. L’aumento dei consumi ai piani bassi, per lavarsi e per tenere in fresco frutta e verdura, provoca un abbassamento di pressione ai piani alti. Per garantire a tutti l’erogazione si dovrà fare come negli scorsi: ridurre il getto in alcune sezioni, per permettere l’arrivo dell’acqua nelle altre. Questioni quotidiane. E scelte romane che pesano. I già risicati fondi per pagare i detenuti che svolgono lavori

 

interni, garantendo che il carcere funzioni, sono stati tagliati ulteriormente: da 620mila a 500mila euro. Così, ad esempio, non vengono più pagati i detenuti "piantoni", quelli che assistono i compagni di detenzione con problemi di salute e di deambulazione. Vengono utilizzati "volontari" non retribuiti, "con tutto ciò che questo comporta - fanno notare dalla stessa Dozza - anche in termini di equilibri interni e di rapporti di potere". E ancora non è stato individuato un direttore fisso. La direttrice ad interim che regge l’istituto, Claudia Clementi, è ancora costretta a pendolare tra la Dozza e il carcere di Pesaro. "Le è stato prorogato l’incarico di tre mesi - spiegano dal suo staff - poi nessuno sa che cosa succederà".