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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 11/06/2013  -  stampato il 07/12/2016


Il DAP vuole riaprire Pianosa: proteste per gli sprechi e per il rischio ambientale

Il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria "ha approvato e condiviso l'ipotesi presentata" dal Provveditorato regionale della Toscana "di destinare l'isola di Pianosa a territorio che ospita detenuti lavoranti all'esterno". E' quanto si legge in un documento dello stesso Provveditorato toscano che prevede la riapertura parziale del carcere, nello specifico la diramazione cosiddetta 'Sembolello', per ospitare fino a 40 detenuti in regime di semilibertà. Il progetto sarà discusso in una riunione il 19 giugno.

Il progetto del governo, in realtà, è più ampio e mira a riaprire tutta la struttura di Pianosa, che può ospitare fino a 500 persone, coinvolgendo anche privati per le attività lavorative dei detenuti. Ma si tratta di un progetto in fase di studio e non ancora varato, mentre in fase ben più avanzata è appunto la riapertura della diramazione Sembolello, dove al momento operano dai tre ai sette detenuti solo per la manutenzione delle strutture. L'ipotesi è di portarli "fino a quaranta unità - riporta il documento del Provveditorato, firmato dal provveditore Carmelo Cantone - che costituisce la capienza regolamentare della diramazione". "Il significativo aumento di presenze ha alla sua base un accordo, definito nei suoi contenuti, ma non ancora sottoscritto tra le parti, che coinvolge l'Amministrazione penitenziaria regionale, il Comune di Campo nell'Elba e l'ente Parco dell'Arcipelago toscano", si legge ancora nel documento, che specifica come l'intesa "mira a rivitalizzare l'isola, attraverso la collaborazione tra le varie istituzioni e la relativa suddivisione dei compiti", visto che i detenuti saranno impegnati "nella bonifica e nella manutenzione delle aree praticabili dell'isola". Per quanto riguarda gli agenti penitenziari, "dopo la firma dell'accorso sopracitato sarà necessario prevedere un rafforzamento del presidio di Polizia Penitenziaria presente sull'isola", per "attività di coordinamento", "controllo sugli accessi dell'isola durante il giorno, con turno notturno su Sembolello", dove risiederanno i detenuti. "Si ipotizza pertanto di aggiungere alle attuali 4 unità distaccate a Pianosa ulteriori 4 unità, provenienti dalla Regione", specifica il documento, che è stato inviato alle organizzazioni sindacali degli agenti.

Sulla riapertura del carcere a Pianosa la Regione Toscana "ha una posizione collaborativa purché l'isola rimanga turisticamente accessibile e si intervenga per ridurre la pressione carceraria sulle altre strutture presenti in Toscana". Lo ha detto il presidente della Toscana Enrico Rossi. "Nella nostra regione - ha ricordato Rossi - ci sono oggi circa 4200 detenuti contro una capienza massima delle strutture carcerarie di 3200. Il 30% di sovraffollamento è francamente eccessivo. Mi piacerebbe molto poter costruire con il Governo un rapporto tale in grado di risolvere in modo strutturale il problema del sovraffollamento delle nostre carceri. E se su questo il Governo fa sul serio, anche noi siamo disposti a fare sul serio". Il governatore ha spiegato di non voler "mettere vincoli regionalistici rispetto all'esigenza reale di sfoltire gli altri istituti perché si tratta di una questione nazionale". Rossi ha poi ricordato che "tra le altre misure da prendere rispetto al 'pianeta carcere' c'é l'esigenza di andare verso la custodia attenuata per una parte dei detenuti e sfruttare le risorse e i servizi presenti sul territorio in funzione del recupero dei giovani carcerati e in particolare dei tossicodipendenti".

"Riaprire e gestire un carcere a Pianosa sarebbe molto più costoso che ristrutturare una struttura continentale o utilizzare le carceri nuove e mai usate nel nostro Paese. Inoltre ci sarebbero grossissimi problemi ambientali da affrontare, in un'isola che è protetta dal Parco nazionale dell'arcipelago toscano". Lo afferma, in una nota, il responsabile isole minori di Legambiente Umberto Mazzantini, in merito alla riapertura del carcere di Pianosa e alla disponibilità manifestata oggi dal presidente della Regione Toscana Enrico Rossi. Secondo Legambiente "in tempi di tagli e risparmi ci sembra scandaloso buttare letteralmente soldi in mare per riaprire un carcere costosissimo, che il Parlamento ha chiuso quasi 20 anni fa per motivi economici e perché riconosceva che l'isolamento insulare non era certo una precondizione utile necessaria per il 41 bis. Diverso, come abbiamo sempre detto, è utilizzare Pianosa per detenuti a bassa pericolosità sociale per attività di formazione lavorativa in campo agricolo". L'associazione ambientalista chiede al governatore toscano "che finalmente Regione, Parco, Provincia e Comune mettano in atto quel protocollo d'intesa per Pianosa firmato nel lontanissimo 2002 e che prevedeva: turismo contingentato, turismo naturalistico, attività scientifica di alto livello ed agricoltura biologica e formazione professionale". Per Legambiente "in questo ci sta anche una presenza discreta e sostenibile di detenuti che si occupino anche dei servizi e delle attività agricole".

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