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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 22/06/2013  -  stampato il 17/08/2017


Tre Poliziotti condannati per lesioni e abusi su detenuti nel carcere di Sollicciano

Si è chiuso così il processo a carico di quattro poliziotti penitenziari del carcere di Sollicciano accusati di lesioni e abuso di autorità nei confronti di alcuni detenuti. I fatti risalgono al 2005, un arco di tempo lungo quattro mesi: da settembre a dicembre.

I tre agenti di Polizia Penitenziaria sono stati condannati dal tribunale a pene che vanno da otto mesi a un anno e sei mesi di reclusione e al risarcimento dei danni in favore delle parti civili. Tre gli episodi contestati a vario titolo agli agenti, accusati di aver applicato "misure di rigore non consentite dalla legge", sferrando schiaffi contro i detenuti o colpendoli con oggetti contundenti.

L'episodio più grave risale al 26 ottobre 2005, quando, secondo l'accusa, uno di loro colpì ripetutamente un detenuto con il manico di una scopa "sino a spezzarglielo addosso in più parti". I condannati sono l'allora ispettore responsabile dell'unità operativa del reparto di polizia giudiziaria, ora in pensione; un assistente capo ancora in servizio a Sollicciano; e un agente di Polizia Penitenziaria ora in servizio in Campania. Le indagini partirono dalle segnalazioni delle associazioni L'Altro diritto e Antigone, costituitesi parti civili. Cinque gli agenti inizialmente imputati nel processo, uno dei quali poi deceduto.

''La condanna è stata possibile - ha dichiarato l'avvocato Michele Passione, componente del direttivo dell'Osservatorio Carcere dell'Unione delle Camere Penali Italiane, che ha rappresentato nel giudizio le associazione Antigone e Altro Diritto, costituitesi parti civili - grazie alla denuncia coraggiosa delle vittime, alcune delle quali ancora detenute, e dunque ancora esposte a possibili ritorsioni. Sono paradossalmente loro che fanno le veci dello stato nel pretendere il rispetto delle leggi in carcere''.

Secondo Passione, inoltre, ''in assenza del reato di tortura, si e' sempre detto che l'art. 608 del codice penale (Abuso di autorità contro arrestati o detenuti) fosse inidoneo a punire condotte simili. La sentenza di oggi dimostra il contrario. I maltrattamenti verso i detenuti possono e devono essere accertati e sanzionati anche con le norme vigenti, fermo restando che in assenza del reato di tortura le pene sono esigue ed i tempi di prescrizione restano brevissimi''. ''In questo caso si e' riusciti ad arrivare alla sentenza di primo grado, ma la prescrizione certamente interverrà prima dell'appello'', aggiunge.

“Una sentenza che – spiega l’avvocato di parte civile Mariagrazia Stigliano - secondo me non mirava al risarcimento. E’ stata una questione di principio, per mettere nero su bianco il caso del carcere di Sollicciano e di queste persone che erano state ripetutamente segnalate”.