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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 22/06/2013  -  stampato il 06/12/2016


Tentata evasione dall'autogrill: ecco i dettagli, il detenuto non era nuovo a gesti simili

Era già fuggito dall'ospedale e ha tentato la fuga dal bagno dell'autogrill: detenuto con il "vizietto" di evadere.

Il trucco era sempre lo stesso: far finta di rompersi una gamba o di aver un dolore tale da riuscire a camminare solo zoppicando. In realtà, gli arti inferiori non soffrivano di alcun malanno e erano talmente in forma da riuscire ad intraprendere due evasioni.

La prima risaliva al 10 ottobre scorso ed è finita in Belgio dopo quasi un mese e mezzo. La seconda, invece, è avvenuta lunedì nell'autogrill sull'A4 vicino a Desenzano e, questa volta, lo straniero è stato ripreso subito dagli agenti della penitenziaria. Abdelkader Chiha, 32 anni, dovrebbe rileggersi meglio il libro Papillon di Charrière Henri per aspirare a realizzare le sue gesta. Ora si trova nella cella del carcere di Opera di Milano dove dovrà riflettere un bel po' sulle conseguenze in arrivo sul conteggio delle sue pene dopo le due evasioni fallite. Proprio lunedì, lo straniero, difeso da Simone Bergamini, stava tornando a bordo del furgone della penitenziaria dalla corte d'appello di Venezia.

Un paio d'ore prima, era stato condannato in secondo grado a sei anni di reclusione con l'accusa di spaccio di stupefacenti.Il 4 aprile dello scorso anno, era stato fermato dalla polizia in autostrada vicino a Verona con un chilo e mezzo di eroina, suddivisa in tre panetti. Gli agenti gli avevano trovato anche una pistola scacciacani priva del tappo rosso. Chiha è rimasto in carcere fino al 10 ottobre scorso quando ha finto di essersi rotto una gamba. Ha chiesto agli agenti della penitenziaria di poter andare in ospedale per essere curato. La messinscena è riuscita talmente bene che girava negli ambienti ospedalieri con la carrozzina.

Ora chi può mai pensare che un detenuto con un così grave guaio al ginocchio possa mai fuggire a gambe levate? Chiha è riuscito a farlo credere un po' a tutti, agentie sanitari. Una volta, però, fatto il suo ingresso nella saletta della radiografia dell'ospedale di borgo Trento le sue gambe hanno ripreso a funzionare benissimo. Ha alzato i tacchi ed è fuggito, riuscendo a far perdere le tracce. Per poco, però. Gli agenti della penitenziaria di Verona insieme ai colleghi di Roma hanno iniziato a monitorare tutti i possibili contatti di Chiha. Ed è così emerso che l'evaso scriveva alla sua ragazza su Facebook. È poi emerso che lo straniero si trovava in Belgio e a metà novembre, è stato ripreso e riportato in carcere. Chiha, però, non si è dato per vinto e ha atteso il giorno della sua rivincita, programmata per l'appuntamento in aula per il secondo grado di giudizio.

E lunedì ha così lasciato la sua cella del carcere Opera di Milano per recarsi a Venezia dove si è svolto il processo d'appello. I giudici di secondo grado hanno confermato la condanna di primo grado inflitta dal gup Isabella Cesari. Al termine del processo, Chiha ha salutato il suo legale, è risalito sul furgone della Penitenziaria facendo finta di zoppicare ed è ripartito per Milano. Una volta arrivato all'area di servizio di San Giacomo est sull'A4 vicino a Desenzano, ha chiesto agli agenti di poter andare in bagno. È entrato, ha appurato che la finestra dava sul retro della stazione di servizio, l'ha aperta ed è fuggito nei campi vicini. Ha gustato il sapore della libertà solo per pochi minuti. Gli agenti se ne sono accorti subito, l'hanno inseguito e fermato poco dopo. Ha così fatto rientro in cella con i sei anni da scontare e la prospettiva di vedersi allungare la pena per le due evasioni andate a vuoto.

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