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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 06/07/2013  -  stampato il 08/12/2016


Carcere di Rebibbia: detenuta aggredisce 3 poliziotti a una settimana dalla scarcerazione

Non sono passati che pochi giorni dall’incredibile episodio di violenza accaduto nel Centro penitenziario di Roma Rebibbia (dove un detenuto e alcuni suoi familiari avevano aggredito un poliziotto durante il colloquio che si svolgeva nell'area verde del Nuovo Complesso) che il carcere romano torna purtroppo alla ribalta.

Poliziotto penitenziario aggredito a Rebibbia da detenuto e suoi familiari

“Nella serata di ieri, alle ore 22,45 circa, una detenuta di nazionalità ungherese, tale A.N., ha aggredito un ispettore e 2 agenti di Polizia Penitenziaria. Detenuta nel reparto camerotti per furto e fine pena 13.07.2013, si è autolesionata ma solo grazie al pronto intervento dalla Polizia Penitenziaria è stata immediatamente portata al reparto infermeria dell'istituto romano. Visitata dal sanitario di turno, la detenuta ha espresso la volontà di togliersi la vita e, per questo motivo, è stata disposta la sorveglianza a vista. La detenuta si rifiutava di tornare in cella e per risposta aggrediva un ispettore e due agenti che cercavano di ricondurla alla ragione. Le colleghe venivano accompagnate al pronto soccorso dell'ospedale Sandro Pertini a seguito di rifiuto del sanitario presente in istituto di visitarle”.

Lo dichiara Donato CAPECE, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE (il primo e più rappresentativo della Categoria), commentando l’ennesima aggressione a poliziotti della Penitenziaria, questa volta nel carcere di Roma Rebibbia.
“ Questa ennesima aggressione a poliziotti penitenziari ci preoccupa. La carenza di personale di Polizia Penitenziaria e il costante sovraffollamento delle celle, con le conseguenti ripercussioni negative sulla dignità stessa di chi deve scontare una pena in celle affollate oltre ogni limite e soprattutto di chi in quelle sezioni deve lavorare rappresentando lo Stato come i nostri Agenti, sono temi che si dibattono da tempo, senza soluzione, e sono concause di questi tragici episodi.

Spesso, come a Rebibbia, il personale di Polizia Penitenziaria è stato ed è lasciato da solo a gestire all’interno delle nostre carceri moltissime situazioni di disagio sociale e di tensione, 24 ore su 24, 365 giorni all'anno. Il DAP pensa alle favole, alla vigilanza dinamica ed all’autogestione dei detenuti: ma le tensioni in carcere crescono in maniera rapida e preoccupante: bisogna intervenire tempestivamente per garantire adeguata sicurezza agli Agenti e alle strutture! E bisogna che chi aggredisce gli Agenti sia punito con severità e fermezza!”.

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