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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 10/07/2013  -  stampato il 08/12/2016


Inizia il Ramadan, Sappe: serve pił attenzione nelle carceri per i molti detenuti di fede islamica

 

Ramadan nelle carceri: per la Polizia Penitenziaria un carico maggiore di attenzioni e responsabilità per la gestione dei molti detenuti di fede islamica.

In vista dell’inizio, domani, del mese di Ramadan, il Sappe, Sindacato autonomo di Polizia Penitenziaria, richiama l’attenzione sulle esigenze dei molti detenuti di fede islamica presenti nelle carceri italiane. “Uno dei problemi fondamentali nella gestione delle carceri è determinato proprio dai detenuti stranieri - sottolinea il segretario, Donato Capece - Per quanto riguarda questi ultimi, dei 66.028 detenuti presenti al 30 giugno scorso, il 35,19% sono stranieri, per un totale di 23.233; di questi oltre 18mila sono extracomunitari.

Attualmente, dai dati derivanti dagli ingressi in carcere, oltre 10mila detenuti circa si sono dichiarati di fede islamica, quindi, praticanti e rispettosi dei precetti religiosi, a partire dal mese del Ramadan, in cui digiunano durante il giorno”. L’Amministrazione, ricorda il Sappe, “deve fornire un vitto separato dagli altri detenuti, poiché quelli di fede islamica non mangiano alcuni cibi, come la carne di maiale. Sono tutte diversità che unite a quelle della lingua contribuiscono a rendere ancora piu’ difficile il lavoro all’interno delle carceri”.

Rispetto a questi detenuti, “l’attenzione della Polizia Penitenziaria è maggiore, anche per monitorare l’eventuale rischio di diffusione del fondamentalismo” assicura il Sappe, che denuncia il rischio che il carcere possa diventare “il luogo in cui, sempre piu’ spesso, piccoli criminali vengono tentati da membri di organizzazione terroristiche detenuti” Il Sappe ritiene quindi necessario “uno sforzo formativo per dare agli uomini e alle donne della Polizia Penitenziaria tutti quegli strumenti tecnico-cognitivi per incrementare la propria professionalità, adattando le competenze e i metodi esistenti con nuovi standard operativi, in modo da trattare tali situazioni senza prescindere dalla diverse culture che si incontrano all’interno del carcere. In tali termini la Polizia Penitenziaria, che gioca un ruolo di primaria importanza all’interno dell’opera di prevenzione di tali fenomeni dal fronte delle carceri, può fornire un contributo di sempre maggiore eccellenza nel contrasto del fondamentalismo islamico”.

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