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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 26/07/2013  -  stampato il 03/12/2016


Sfruttamento prostituzione spaccio e assenteismo: i reati contestati ad una agente della Polizia Penitenziaria

Sfruttamento della prostituzione e assenteismo: i reati contestati ad una agente della Polizia Penitenziaria.

Tre patteggiamenti e un rinvio a giudizio. Si è conclusa così l'udienza preliminare che ha visto imputate quattro persone denunciate, e alcune arrestate, nell’indagine su prostituzione, droga e assenteismo dal lavoro che ha visto coinvolti, tra gli altri, un medico e un agente della Polizia Penitenziaria.

Davanti al giudice per l'udienza preliminare Gianandrea Bussi, l'assistente della Polizia Penitenziaria Alfredo Aste, difeso dall'avvocato Andrea Bazzani, ha patteggiato una pena di 3 anni per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, falso, spaccio e le sanzioni previste dal decreto legislativo "Brunetta" sui dipendenti pubblici. Anna Favara, assistita dall'avvocato Matteo Mami, ha patteggiato un anno e sei mesi per sfruttamento della prostituzione, mentre Giovanni Vallone, difeso dall'avvocato Emanuele Solari, anch'egli per sfruttamento ha patteggiato un anno e due mesi.

Il pubblico ministero Antonio Colonna, che aveva coordinato l'indagine, ha accolto le richieste di patteggiamento dei difensori. Il medico Riccardo Bacchi, invece, difeso dall'avvocato Franco Livera, è stato rinviato a giudizio e ha scelto il dibattimento.
L'avvocato Livera ha chiesto per il medico il non luogo a procedere, ritenendo il proprio assistito estraneo ai fatti. La scelta del processo, ha sostenuto il legale, è dovuta al fatto che quella è la sede più idonea a dimostrare che Bacchi non ha violato alcuna legge e che le prove fornite dalle indagini non reggeranno al dibattimento.

L’assistente della penitenziaria, secondo le accuse della procura e della polizia municipale, che ha svolto l’indagine, aveva una doppia vita: quella di poliziotto e quella di sfruttatore di prostitute. Con la compagna e un amico, il 42enne affittava a pagamento il proprio appartamento ad alcune prostitute. Inoltre, proponeva sesso a pagamento anche ai detenuti che stavano per uscire dal carcere. Un “lavoro” che richiedeva tempo e così, per ottenerlo, si faceva firmare certificati di malattia fittizi da un medico compiacente. L’assistente, inoltre, avrebbe spacciato hascisc che spesso portava con sé all’interno del carcere.

Il professionista, un 50enne, medico di base, secondo le indagini della sezione di polizia giudiziaria della Municipale sarebbe stato molto “largo di manica” nel concedere i giorni di malattia all’agente assenteista. In alcune occasioni, l’uomo telefonava alla segretaria del medico dicendo “oggi non sto bene fammi il certificato”. Il medico era stato denunciato e sospeso per due mesi dall’attività secondo il decreto Brunetta sui dipendenti pubblici “infedeli”; rischia fino 5 anni di carcere e la radiazione dall’albo professionale. Nei guai, erano finiti anche la compagna dell’assistente e un uomo di San Rocco che aveva il ruolo di “tassista” delle lucciole.

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