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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 30/07/2013  -  stampato il 09/12/2016


No all'apertura di sezioni detentive nella Scuola di Polizia Penitenziaria di Cairo Montenotte

Il Sappe contrario all'apertura di sezioni detentive presso la Scuola di Formazione della Polizia Penitenziaria di Cairo Montenotte "Andrea Schivo".

“Le diffuse incapacità di dirigenti ed amministratori locali a realizzare un nuovo carcere per la città di Savona non possono supportare scelte sbagliate ed illogiche quale quella di creare un reparto detentivo nella Scuola di Polizia di Cairo Montenotte. Realizzare un carcere dento la Scuola di Polizia è assurdo ed è impraticabile per ragioni pratiche, logistiche e funzionali. Gli scienziati che l’hanno pensata dovrebbero spiegare perché, nonostante i soldi stanziati, Savona non ha ancora un nuovo carcere che sani la vergogna del S. Agostino”.

Queste le parole “a caldo” del segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE Donato Capece, commentando alcuni sopralluoghi tenuti presso la Scuola di Polizia di Cairo Montenotte.

“Da tempo, come primo e più rappresentativo Sindacato della Polizia Penitenziaria, sosteniamo che una riqualificazione importante per la Valbormida può essere quella di utilizzare le aree dismesse per costruirvi un nuovo carcere. Per questo il SAPPE ha interessato i vari Ministri della Giustizia, da ultimo la Guardasigilli Annamaria Cancellieri, ed il Commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria Prefetto SINESIO. Un intervento che potrebbe essere favorito dalle recenti normative che favoriscono l’edificazione di nuove strutture attraverso il project financing, ossia (per utilizzare l’espressione impiegata dal legislatore) la realizzazione di opere pubbliche senza oneri finanziari per la pubblica amministrazione. Senza senso davvero è invece ipotizzare una sezione detentiva nella Scuola di Polizia, ipotesi che contestiamo fermamente. Sarebbe ora che chi è stato incapace di ottenere la realizzazione di un nuovo carcere per Savona si assumesse le conseguenti responsabilità”.

Capece torna a sottolineare come oggi “il carcere di Savona è contro il dettato costituzionale della rieducazione del detenuto ed espone gli agenti di Polizia Penitenziaria a condizioni di lavoro gravose e a rischio, in ambienti bui, malsani e in questo periodo surriscaldati.”.

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