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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 05/08/2013  -  stampato il 08/12/2016


Decreto svuota carceri: Sappe, è necessario prevedere l'obbligatorietà del lavoro in carcere

Lavoro in carcere: per il Sappe il Decreto Legislativo sulle carceri dovrebe prevedere l'obbligatorietà del lavoro in carcere.

«L’esame del Dl carceri dovrebbe, ad avviso del primo Sindacato della Polizia Penitenziaria, il SAPPE, partire da alcuni punti fermi: favorire l’obbligatorietà del lavoro in carcere, le espulsioni dei condannati stranieriper far scontare loro la pena nei penitenziari dei Paesi di provenienza, accelerare i tempi dei processi e diminuire i tempi della custodia cautelare in carcere. Ed anche agevolare strutture sociosanitarie per permettere di scontare la pena, in luoghi differenti dai penitenziari; potenziare i posti disponibili per persone affette da disturbi psichici in comunità terapeutiche o a doppia diagnosi e il ricovero diretto, in comunità terapeutiche, per i tossicodipendenti. Va sempre garantito, però, il diritto dei cittadini onesti ad avere città più sicure, assicurando la giusta punizione per coloro che commettono reati».

A dichiararlo è Donato CAPECE, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, la prima e più rappresentativa organizzazione dei Baschi Azzurri, commentando l’esame alla Camera dei Deputati del Dl carceri.

Per Capece, se la politica volesse intervenire concretamente sui problemi penitenziari potrebbe farlo con 3 provvedimenti concreti: «Processi più rapidi, espulsione dei detenuti extracomunitari per far scontare loro la pena nel paese di provenienza e soprattutto far scontare la pena ai tossicodipendenti in una comunità di recupero – conclude –».

«E’ ovvio che se, come oggi, i detenuti stanno 20 ore in cella, questo alimenta tensioni. Dovrebbero lavorare, ma ci vuole una legge apposita e la volontà politica per farla, che nel nostro Paese non c’è. In Germania è così. Lavorano con soddisfazione perché stare fuori dalla cella dà senso di serenità ed è diverso che stare 20 ore rinchiusi senza fare nulla, alternandosi tra chi sta seduto e in piedi per mancanza di spazio. Questo acuisce la tensione, quindi aggressioni e tentati suicidi. Ma la relazione sul lavoro in carcere recentemente presentata in Parlamento dal Capo dell’Amministrazione Penitenziaria Tamburino attesta ben altra realtà, con pochissimi detenuti che lavorano. E anche su questo il Capo DAP dovrebbe assumersi le proprie responsabilità, rimettendo l’incarico che ricopre nelle mani del Ministro della Giustizia».

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