www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 08/08/2013  -  stampato il 04/12/2016


Risse nel carcere di Lucca tra detenuti nordafricani: Sappe, Polizia Penitenziaria evita il peggio

"Ieri mattina, (il 6 agosto ndr) in pochi minuti, sono scoppiate due risse tra detenuti nella I e nella III Sezione del carcere di Lucca. Le risse, che hanno visto coinvolti tutti detenuti nordafricani, brevi ma violenti, solo per il pronto intervento degli Agenti di Polizia Penitenziaria da vari posti di servizio ha evitato pericolosissime conseguenze che neppure vogliamo immaginare. Nonostante tutto, dunque, i colleghi intervenuti sono riusciti ad evitare più gravi e pericolose conseguenze, anche se due Agenti sono stati attinti dal sangue di alcuni ristretti e saranno sottoposti a profilassi. In più, nonostante il parere dell'Asl che chiuse tempo fa una sezione detentiva perchè inagibile, l'Amministrazione penitenziaria l'ha riaperta per metterci i detenuti semiliberi... Cos'altro dovrà accadere o dovrà subire il nostro Personale di Polizia Penitenziaria perché ci si decida ad intervenire concretamente sulle criticità di Lucca?

La carenza di personale di Polizia Penitenziaria a Lucca - circa 40 tra agenti, sovrintendenti ed ispettori in meno negli organici - il pesante sovraffollamento (sono circa 150 i detenuti presenti, dei quali il 60% circa gli stranieri, rispetto ai circa 100 posti letto regolamentari) con le conseguenti ripercussioni negative sulla dignità stessa di chi deve scontare una pena in celle affollate oltre ogni limite e soprattutto di chi in quelle sezioni deve lavorare rappresentando lo Stato come i nostri Agenti) sono temi che si dibattono da tempo, senza soluzione, e sono concause di questi tragici episodi. Episodi di violenza che sono inaccettabili e vanno stigmatizzati e contrastati con fermezza."

A dichiararlo è Donato CAPECE, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE (il primo e più rappresentativo della Categoria).

"Il grave episodio di Lucca deve servire da riflessione alla classe politica per deflazionare il sistema carcere del Paese, che altrimenti rischia ogni giorno di più di implodere. Il personale di Polizia Penitenziaria è stato ed è spesso lasciato da solo a gestire all'interno delle nostre carceri moltissime situazioni di disagio sociale e di tensioni, 24 ore su 24, 365 giorni all'anno. Ci vogliono riforme strutturali, che depenalizzino i reati minori e potenzino maggiormente il ricorso all'area penale esterna, limitando la restrizione in carcere solo nei casi indispensabili e necessari. Sul progetto dei circuiti penitenziari studiato dall'Amministrazione penitenziaria non ci sembra la soluzione idonea perchè al superamento del concetto dello spazio di perimetrazione della cella e ad una maggiore apertura per i detenuti deve associarsi la necessità che questi svolgano attività lavorativa e che il Personale di Polizia Penitenziaria sia esentato da responsabilità derivanti da un servizio svolto in modo dinamico.

Oggi tutto questo non c'è ed il rischio è che un solo poliziotto farà domani ciò che oggi lo fanno quattro o più Agenti, a tutto discapito della sicurezza. Il progetto elaborato dal Capo DAP Tamburino e dal Vice Capo Pagano in realtà non prevede affatto lavoro per i detenuti e mantiene il reato penale della 'colpa del custode'. E' quindi un progetto basato su basi di partenza sbagliate e non è certo abdicando al ruolo proprio di sicurezza dello Stato che si rendono le carceri più vivibili".

gonews.it