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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 17/08/2013  -  stampato il 23/10/2017


Rivolta nel carcere di Padova sedata solo a tarda ora. Detenuti protestano dopo suicidio di un ventenne marocchino

I detenuti della Casa circondariale di strada Due Palazzi sono rientrati nelle celle solo ieri sera alle ventidue. Una rivolta iniziata nell’ora d’aria e che aveva spaventato tutti. La causa della ribellione dei detenuti, quasi tutti extracomunitari, è stata il suicidio di un ventenne marocchino. E il sovraffollamento di un carcere che ha 82 posti e una popolazione di 240 detenuti.

Quando si vuol morire, ci si uccide con tutto. Anche un paio di lacci da scarpe possono diventare un cappio. Ma il suicidio non dovrebbe avvenire alla Casa circondariale di strada Due Palazzi dove i lacci per scarpe vengono requisiti ai detenuti all’entrata. E se a compiere il gesto è un ragazzo marocchino di vent’anni, detenuto per spaccio di hashish, e che prima di morire avrebbe litigato con un agente di Polizia Penitenziaria, è rivolta. Una rivolta che è iniziata ieri pomeriggio quando alla Casa circondariale è arrivata dall’ospedale Sant’Antonio la notizia del decesso del giovane. I 240 detenuti in attesa di giudizio, la maggior parte extracomunitari, si sono ribellati durante l’ora d’aria. Una ribellione senza precedenti che si è conclusa solo a tarda ora.

Nella casa circondariale sono arrivati tutti. Carabinieri, polizia, il pubblico ministero Federica Baccaglini. E quando si è fatto buio sono arrivate anche le squadre dei vigili del fuoco, impegnate ad illuminare il cortile del carcere dove i detenuti non sono mai rientrati dall’ora d’aria.

Il giovane marocchino morto divideva la cella con altri compagni: aveva vent’anni, era in Italia con un regolare permesso di soggiorno, e recentemente era stato arrestato perché aveva un etto di hashish. Era il primo pomeriggio di Ferragosto quando il ragazzo ha avuto un violento diverbio con un agente di Polizia Penitenziaria. I motivi ancora non si conoscono. Quello che si sa è che sarebbero venuti alle mani. E ad avere la peggio sarebbe stato l’agente. Durante una colluttazione il ragazzo gli avrebbe causato la lussazione di una spalla.

Il ventenne marocchino però quel giorno non è andato in cortile per l’ora d’aria. Quando è rimasto da solo in cella ha preso i lacci delle scarpe - che non si sa dove possa aver trovato - e ha formato un cappio. Quando gli agenti hanno fatto la scoperta del tragico gesto il giovane marocchino era ancora in vita. È stato subito soccorso e trasportato all’ospedale Sant’Antonio. Il ragazzo non ha più ripreso conoscenza e nella tarda mattinata di ieri è deceduto.

Le notizie in carcere passano di bocca in bocca. E tutti gli extracomunitari della Casa circondariale erano in attesa dell’ora d’aria. Ma già nel primo pomeriggio la Polizia Penitenziaria aveva capito che la situazione stava degenerando. E le prime urla si sono udite un attimo dopo l’uscita in cortile. Il motivo? I detenuti extracomunitari sostenevano che il giovane marocchino si è ucciso per i motivi che avevano causato il litigio con l’agente di Polizia Penitenziaria. La rivolta è parsa subito grave. Le guardie del carcere si sono rese conto che non ce la facevano a gestire la protesta. Era iniziata una vera e propria sommossa.

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